Questa mattina siamo andati a Ueno. Giretto nel parco, e nel tempietto annesso. Ho pure acceso una candela a budda: quelle accese a suo cugino non hanno portato granche' bene finora, ma non si sa mai.
Li' accanto c'e' lo zoo di Tokyo. Ho visto i fenicotteri rosa. Stupendi. Poi il panda, le giraffe, gli ippopotami, i rinoceronti e le zebre marroni. Io credevo che esistessero soltanto nere, non si finisce mai di imparare.
La bambinite che mi ha colpito a fumettolandia mi e' rimasta addosso, saltellavo da una gabbia all'altra scattando foto e indicando gli animali, proprio come i pargoli presenti.
Uscendo dallo zoo si passa davanti al museo nazionale di Tokyo. In questi giorni sulla facciata campeggia un cartellone intitolato a Leonardo da Vinci, the world genius. Dovete sapere, che in quel museo, fino a giugno e' esposto UN quadro preso in prestito dagli uffizi di Firenze. L'annunciazione di Leonardo da Vinci, appunto. Durante un impeto di patriottismo, la tentazione era di buttarsi in mezzo alla folla e dire: italians do it better, ma ci siamo trattenuti. Ci siamo messi comunque in fila per ammirare il quadro. Mezz'ora di fila scorrevole e continua, migliaia di paia di occhietti a mandorla adoranti e provenienti da tutto il giappone, che sostavano davanti al quadro a bocca aperta, gustandosi ogni centimetro di prospettiva. Tutto questo per UN solo quadro. Ecco perche' quando vengono in Italia impazziscono. Noi non siamo consapevoli della nostra fortuna.
Usciti dalla sala del quadro, ci siamo messi in fila per la mostra permanente al piano di sopra. Per vederla bisognava mostrare il biglietto d'ingresso, ma Panda l'aveva perso. Da buona italiana, chiedo l'eccezione alla cassiera: "lui ha perso il biglietto, pero' noi due ce l'abbiamo e proveniamo dall'altra sala, possiamo passare lo stesso?". E questa mi risponde che chiama il suo capo. Sempre troppo zelanti questi giapponesi. Rispieghiamo la storia al capo, e ci chiede di aspettare un attimo. Fa una telefonata e poi ritorna da noi, che nel frattempo ci preparavamo ad essere mandati a quel paese. "Mi scuso tantissimo a nome della direzione del museo, ma non disponiamo ancora di un ufficio oggetti smarriti. Ho fatto cercare il biglietto ma non e' stato trovato. Vi preghiamo di accettarne uno nuovo in omaggio". E fa l'inchino. Noi piu' allibiti che mai, non ce lo facciamo ripetere due volte e accettiamo. Da pazzi.
Una volta usciti dal museo abbiamo fatto un giretto nel quartiere. Siamo passati in mezzo al mercato del pesce, con tutti quelli che urlavano pesceeeee, pesce frescoooo, in giapponese. Un flash.
A questo punto, siamo arrivati a meta' pomeriggio, che avevamo gia' spuntato tutte le tappe previste in questi cinque giorni di permanenza a tokyo. Dovendo scegliere il posto piu' bello dove tornare, la scelta non poteva che ricadere su Akihabara. Altre quattro ore passate dentro un ipermercato dell'elettronica, musica, giochi, fumetti, alto nove piani. Sono andata in overdose da luci, colori, suoni. Fino a domani basta. Stasera vado a dormire presto e non accendo nemmeno la tv. Ah, dimenticavo, in questi giorni nel canale dei corsi di lingua hanno passato anche il corso di coreano, di francese e di russo. Mi sto facendo una cultura.
Arigato' gozaimasu!
L'altro giorno mi sono dimenticata di raccontarvi un aneddoto. Un commesso, in un negozio ci ha chiesto "where are you from?"
e noi: italia
e lui: ciao!
e noi: konnichiwa!
e lui: berlusconi! ahahahahaahah!
e io: in italy, not all like him.
e lui: I know, I'm joking, berlusconi ahahahah.
Mentre una volta i luoghi comuni su di noi erano: pizza mafia spaghetti e mandolino, ora il piu' popolare e' berlusconi. Preferivo pizza mafia spaghetti e mandolino.
Ma veniamo a oggi e al nostro giro in centro: il quartiere Ginza. E' senza dubbio il quartiere piu' occidentalizzato, e anche quello che mi e' piaciuto di meno. Sembrava di stare sulla quinta avenue a New York. Grattacielo di Gucci, di Tiffany, di Cartier, di Vuitton, e via di seguito. So boring.
Non lontano c'e' il palazzo dell'imperatore, peccato che sia aperto al pubblico solo due giorni l'anno e non abbiamo potuto vederlo. Pero' i giardini dell'imperatore erano aperti, e li abbiamo attraversati camminando. Meravigliosi, ma non finivano piu'. Una volta usciti, si arriva davanti al museo della tecnologia. Cinque piani di robe tecnologiche che per loro sono da museo, ma io un robot dal vivo mica l'avevo mai visto. Peccato per le scolaresche urlanti che affollavano ogni piano. A noi da piccoli mica ci portavano in musei cosi' fighi.
Li' accanto c'e' il museo nazionale di arte moderna, il momat. Siamo entrati, ma era meglio quello di ieri che era dedicato alle cose assolutamente contemporanee. Questo praticamente conteneva pseudo imitazioni impressionistiche e astrattiste da parte di autori giapponesi.
Dopo ci siamo recati a Ikebukuro, che e'il quartiere residenziale, dove vivono gran parte dei lavoratori. Stazione affollatissima anche qua. Dopo esserci persi nell'ennesima sala giochi (sono arrivata prima a Supermariokart guidando con Wario!), siamo entrati nella sunshine city, probabilmente il centro commerciale piu' grande di Tokyo. Alto cinque piani, lungo che non se ne vedeva la fine. Dentro c'era pure la piazza, davvero una city a se' stante.
Non ho resistito a comprarmi l'ombrellino rosa di hello kitty. Il mio si era distrutto. La mia rovina e' che tutte queste scarabattole costano dai 50 centesimi ai 5 euro. Troppo poco per farmi desistere ogni volta. Ogni tanto cedo.
Domani e' l'ultimo giorno qua, e lo trascorreremo a Ueno, diluvio permettendo. Fino ad oggi ci siamo beccati cinque giorni di pioggia su cinque. Dopodomani prenderemo il treno veloce per Kyoto. E' il viaggio piu' bello che ho fatto, ma e' anche la prima volta che mi manca un po' casa. Sto invecchiando, mi sa.
Visto che stasera non c'e' fila al pc, vi racconto subito la giornata di oggi, senza aspettare domattina.
Su ieri non ho scritto molto, perche' nel quartiere di elettronica videogiochi e fumetti, ci siamo stati dodici ore. E' stato meglio che a disneyland. Solo quello vale tutto il viaggio e lo sbattimento.
Stamattina siamo andati a Shinjuku, il quartiere dei grattacieli e degli uffici, tipo wall street. La stazione della metro e' affollatissima di pendolari giaccacravattati, tutti di corsa e in fila come formichine industriose. Qui hanno sede le aziende piu' importanti del paese. Dopo tutta questa gente cosi' elegante, abbiamo sentito la necessita' di andare ad harajuku, il quartiere dei frikkettoni. Ci sono un sacco di negozietti vintage e punk. I giapponesi rasta sono da vedere. Quindi, i fighetti giapponesi sono a shibuya, e gli alternativi ad harajuku. Ogni macrocosmo ha tanti piccoli microcosmi che a loro modo girano allo stesso modo. In giro ci siamo anche incontrati un drappello del partito comunista giapponese, ma non li vedevo molto convinti. Abbiamo pranzato in un ristorante tipico, dove non c'era l'ombra di un turista. Niente menu' in inglese, abbiamo mangiato riso con pollo perche' era l'unica cosa che siamo riusciti a trovare sul dizionario. Scodella di riso, piu scodella di brodo col formaggio, piu cotolettona di pollo, piu succo di arancia. Abbiamo speso 1200 yen, otto euro circa. Sfatiamo una volta per tutte questo mito del giappone caro per piacere, il cambio e' ai massimi storici a nostro favore. Ho anche trovato una felpina grigia di Bape ad un quarto del suo valore. Dopo siamo andati a Roppongi, il quartiere degli artisti. Siamo saliti sulla mori tower, un grattacielo di 54 piani, con una terrazza panoramica, che fa sembrare minuscola la tokyo tower. Nello stesso palazzo c'e' un piano intero dove c'e yahoo japan, ma non si poteva visitare. Invece, il Mori museum of modern art si poteva vedere. E vi pare che io appassionata come sono potevo perdermelo? Di solito i musei di arte moderna sono popolati di opere concepite da pazzi scatenati, immaginatevi come possono essere se i suddetti pazzi sono addirittura giapponesi. Mai dire banzai docet. Poco lontano c'e' l'hard rock cafe', che da noi e' quasi passato di moda, ma qui impazziscono per il rock. In molti negozi c'e' questa musica di sottofondo. Sembra che i beatles li abbiano scoperti adesso, mi e' capitato di sentirli spesso. Per cena poi, abbiamo sperimentato il ristorante con i tavolini bassi, dove ci si siede per terra sul tatami, dopo essersi tolti le scarpe, e si mangia a gambe incrociate. Rialzarsi dopo il sashimi menu' non e' stato facilissimo, avevo le gambe tutte indolenzite.
Per domani e' in programma un giro in centro, che non l'abbiamo ancora visto.
Notte!
Buongiorno. Stamattina non mi ha suonato la sveglia, sono gia' le dieci e percio' devo fare presto. Devo comprarmi una sveglietta portatile.
Ieri siamo stati ad Akihabara, il quartiere dell'elettronica. Io invece lo chiamerei cartonilandia. Disneyland gli fa un baffo a questo posto qua. Sale giochi di otto piani, fumetterie colorate di sei piani, con fumetti poster pupazzetti e dvd, negozi sterminati pieni di ipod, portatili, tv, cellulari, tutti colorati.
Siamo anche entrati per sbaglio in un sexy shop pensando che fosse un negozio di costumi per cosplayer, quelli che vanno in giro vestiti da fumetto. Eh gia, perche' qua l'industria del porno e' un vero business, anche se non e' esattamente come ce l'immaginiamo noi. Nelle fumetterie ci sono interi piani di manga porno, e per proprieta' transitiva, i giapponesi vestono le loro donne come le eroine che sono abituati a leggere, come Nana'. Da noi le svestono, loro le vestono da scolarette. Strano eh.
I libri sono un'altra di quelle cose al contrario. La copertina sta dove da noi c'e' la quarta di copertina. La prima pagina, e' quella che nei nostri libri e' l'ultima, poi li leggono sfogliandoli al contrario, e dove noi abbiamo la copertina ci sono solo prezzo e codice a barre.
Ieri sera siamo stati sulla tokyo tower, e abbiamo potuto ammirare dall'alto questa citta' illuminata nel buio. La torre e' una copia della Eiffel, 300 metri piu' alta e colorata di rosso.
I giapponesi sono piu' coerenti degli inglesi. Guidano a sinistra, e anche sulle scale mobili stanno tutti in fila sulla sinistra. Non come gli inglesi che mettono i cartelli stand on the right.
Scappo che e' tardi.
Update della sera: siccome piove, siamo rincasati presto.
Prima ho chiesto un'informazione a una tipa e lei mi ha risposto: turn light.
Io l'ho guardata male, e ho pensato: come faccio a spegnere la luce se siamo all'aperto. E lei di nuovo: turn light. Uhm. Poi agita la mano destra. Voleva dire turn right, mannaggia alla sua erre che non ha.
Ieri sera prima di andare a dormire ho riacceso la tv. Sul primo canale c'era un quiz in inglese sottotitolato giappo. Leggevano la definizione di una cosa dal dizionario e quelli dovevano indovinare a che parola corrispondeva. Le pubblicita' dei corsi di inglese sono ovunque, li stanno martellando per benino, e loro imparano sicuramente piu' di noi. La cosa incredibile era il programma sul terzo canale. Un documentario in italiano, sugli uffizi a firenze, anch'esso sottotitolato. Interessantissimo. E da noi invece c'e' la defilippi, porca miseria.
Bene, eccomi pronta per affrontare la seconda giornata, qui sono gia' le nove del mattino.
Vi racconto meglio la mia figuraccia di ieri.
Mentre mangiavo il sushi, mi e' venuta sete. Nel tavolo accanto c'era un tizio giappo che aveva una bottiglietta di plastica trasparente, con dentro un liquido trasparente, e le scritte colorate sopra. Mi scoccia di verificare se il cameriere sa l'inglese, e quindi indico quella e faccio segno di uno con la mano. Lui mi porta subito la mia bottiglietta. Per scrupolo sento l'odore: nessun odore. Mando giu' un bicchiere velocemente e quasi mi viene da sputarlo fuori. Il cameriere arriva subito preoccupatissimo e mi fa l'inchino. Allora gli dico: sorry, i thought it was water. Non capisce. Ai zink uotar. Capisce. Water si pronuncia uotar in inglese, e in giapponese uota, ecco perche' ha capito. Inizia a ridere compulsivamente, e a ripetere uota, uota. I due giapponesi accanto a me lo seguono, altri due poco piu' in la' si fanno spiegare l'accaduto e pure loro "uota, uota, ahahhahahah". Che vergogna.
Ieri sera siamo stati a shibuya. Folgorazione immediata. Riconosco quella panoramica di lost in translation che faceva tanto Time square. Grattacieli ed enormi cartelloni pubblicitari video, ultrapixelati e luminosi, musica, gente. Centinaia di migliaia di giapponesi fashion dibbrutto che camminano seguendo i sensi di marcia. Roba che i milanesi che passeggiano a corsocomo, paragonati a questi gggiovani giappo trendy, sembrano straccioni. Le macchine sono fighe e tamarrate fashion, come in fast and furious. Anche gli scooter. La moda dell'alternativo qua non e' ancora arrivata, ho trovato le converse nere con la punta nera a 25 euro. Loro sono tutti lampadati, piastrati, con le sopracciglie curate, delle perfette bambole. Questi giovani giapponesi sono bellissimi, troppo belli per piacere a me. In mezzo a questo labirinto di boutiques di modaggiovane, in un angolo nascosto, troviamo un negozio che reca la scritta vintage. Polveroso, il cassiere sembra un sessantottino convinto e recidivo, assomiglia a john lennon. Per fortuna che c'e' lui, penso.
Mi fermo ad osservare un incrocio. Sgrano gli occhi. Noi, i nostri incroci, per attraversarli, camminiamo sulle strisce che sono disposte "a quadrato". Loro che sono fighi, hanno pure la X in mezzo. Per andare da A a C, non fanno A-B-C, ma direttamente A-C, perche' le macchine negli incroci che si trovano a ridosso di zone pedonali grandi, stanno tutte ferme.
Ceniamo col ramen, spaghetti di soia in brodo di soia, e con un altro piatto che sembra arrosto fritto nell'uovo, appoggiato sopra al riso.
Passeggiando entriamo in un negozio di geek gadget. Pupazzetti dell'uomo ragno, super mario, guerre stellari. Riproduzioni in plastica grandi e piccole, portachiavi, maschere. Ma io ho gia' visto cosa voglio. Il pupazzetto giallo degli happy three friends. Ha il collo che si attacca e stacca con lo strap ed escono le budella di pelouche. E' stato amore a prima vista. Poi, stanchissimi, torniamo verso l'albergo, 45 minuti di metropolitana. Riaccendo la tv prima di addormentarmi: il telegiornale.
La cesara buonamici della situazione, annuncia un servizio, con la faccia spaventata e dicendo uaaataaa o qualcosa di simile: parte un servizio, che trasmette le immagini di un terremoto che fa sussultare la telecamera di mezzo metro. Questa esperienza ci terrei a non provarla.
Dovete sapere che qui a tokyo, alcune persone vanno in giro con la mascherina di carta, tipo quelle che da noi si usano in sala operatoria, per lo smog. Evidentemente non hanno mai respirato l'aria di milano. Ecco, al tg hanno fatto vedere un filmato ripreso dalle telecamere di sicurezza di una banca, dove si vedano due tizi armati della suddetta mascherina, che entrano in un bancomat. Sembra che digitino codici, armeggiano, sembrano cosi' hacker che Mitnick gli fa un baffo. Appena finito, intascano i soldi ed escono. Lo schermo torna sul tg, ora i conduttori sono seduti intorno a una tavola rotonda, con tre ospiti. Tutti scossano la testa e sembrano dire, brutti e cattivi, non si fa.
Ho dormito con il mio pupazzetto nuovo.
Ora vado a cercarmi uno starbucks o un dunkin donuts per la colazione.
Si vede che ci sto prendendo la mano con l'ostica tastiera?
Eccomi qua, a tokyo. Il mio cellulare qui non va, e il piccolo hotel a gestione familiare non dispone di wi-fi neanche per sbaglio. Il loro pc ha la connessione free di mezz’ora, ma la loro tastiera semi giappo e' veramente ostica da usare. Per scrivere queste tre righe ci sto mettendo venti minuti. Se non li convinco a farmi attaccare alla presa il mio portatile, non manterro' la promessa di aggiornare costantemente.
Intanto vi dico cose sparse:
- Ho gia' fatto 60 foto in una mezza giornata.
- Qui e' tutto un altro pianeta, anche le concezioni elementari vengono ribaltate. Per contare con le dita delle mani partono dal mignolo invece che dal pollice.
- Stazioni e aereoporti sono totalmente bilingue, e' stato quasi piu' facile raggiungere l'albergo qui, piuttosto che a new york.
- La popolazione ha un grado di civilta' per noi inimmaginabile. Tutti in fila, si parla sottovoce, per terra non ci sono cartacce, la pulizia e' maniacale.
- Oggi a pranzo mi sono mangiata otto piattini di sushi al nastro trasportatore, spendendo dodici euro. Alla faccia di chi dice che il Giappone e' caro. Mi sono pure bevuta un bicchiere di sake' tutto d'un fiato per sbaglio, perche' lo vendono in bottigliette di plastica uguali alla nostra acqua, ed in piu' e' inodore.
- Il the' freddo fa schifo, sembra succo di fagiolini, o forse lo era davvero.
- Qua pare che hello kitty sia dappertutto. Ci sono piu' immagini sue, che del papa a roma. A proposito, nel templio qui ad asakusa ho accarezzato la crapa pelata del budda, pare che porti bene.
- La mia stanzetta nel ryokan ha il futon e misura 4 tatami e mezzo.
- I giapponesi non hanno capito kill bill, non ho ancora trovato la katana di hattori hanzo.
- In aereo pero' ho visto "le vite degli altri" il film ambientato nella ddr berlinese. Diventa sempre piu' indispensabile recarcisi. Il film e' molto bello, merita.
- I pubblicitari giapponesi sono dei geni, mettono la grafica dei cartoni animati ovunque. Per la serie prendiamoli da piccoli.
- In treno, invece di cambiare la motrice, quando invertono il giro ruotano i sedili dalla parte opposta. Inutile dire che hanno spaccato il minuto sia alla partenza che all'arrivo.
- A new york era tutto un "guarda qui e' dove hanno girato quel film", qui invece e' tutto un citare i cartoni animati. Frasi del giorno: adesso mi compro una delle polpettine di marrabbio, guarda le ciabatte di coccinella, vedi che giocano a baseball con le uniformi di prendi il mondo e vai.
- Il pachinko e' una cagata pazzesca, e ci giocano in tantissimi. Io ho provato quello con lo sfondo di Mimi' Ayouara, ma non ho vinto niente.
- A proposito, lo scarico del vater e' il piu' stretto che io abbia mai visto, per fortuna che si mangia roba molto leggera.
- La receptionist ci ha invitato per una gara di karaoke stasera.
- Prima ho acceso la tv, e c'e' roba tipo mai dire banzai, su tutti i canali.
- In giro non ci sono italiani, ed e' la prima volta che in un viaggio posso affermare una cosa del genere. Si vede solo qualche americano ogni tanto, ma gli occhi a mandorla battono gli occidentali 99 a 1. Affermazione che non si puo' certo recitare al contrario.
Vado a cercare il pupazzo di Doraemon, sayonara.
Tre mesi di attesa, tre mesi.