Mi verrebbe da dire che è colpa del ripetuto ascolto di Closer dei Joy Division, e che perciò in questo periodo non mi trovo sulla stessa lunghezza d'onda, ma non è così.
Oggi, dovrei raccontarvi del concerto di ieri sera dei Tunng, in piazza verdi. Di come a ogni canzone, almeno 4 persone probabilmente capitate per caso, visto il concerto gratuito, si alzassero e se ne andassero. Di quei tre con la chitarra acustica, dell'altro dietro che suonava i sonagli con i piedi e di quella che suonava i giocattoli con le mani, molto in stile Cocorosie. Della Vale venuta apposta da Milano con un treno in ritardo di 47 minuti, e del nuovo asterisco di scott.ronson nella colonna qui accanto, che ha aspettato 3 anni prima di essere digitato. Ecco, oggi dovrei scrivervi di questo, ma non ce la posso fare. Io sono ancora in piazza castello, davanti agli Arcade Fire. E pretendo di riprovare emozioni almeno simili ad ogni altro concerto, altrimenti me ne resto lì con la testa. Davanti a loro, in the place where no cars go. Senza nessuna voglia di muovermi da lì. Semplicemente incantata e immobile. Riascoltando i loro dischi almeno una volta al giorno, per colmare il vuoto lasciato. Anche adesso.
Arrivo in piazza Santo Stefano con un'ora di anticipo, convinta di trovarla semivuota, e invece riesco a malapena ad accaparrarmi l'ultima sedia libera rimasta. Quando è iniziato il concerto di Antony & the Johnsons non c'era più libero neppure un ciottolo da calpestare. Tremila persone c'erano tutte. Questo è un concerto talmente diverso dagli altri, che non è paragonabile a niente. A descrivere le mie emozioni non ci provo nemmeno. Lui cantava in piedi, con una scarpa nera e una marrone. Quando è finito, dopo il normale bis, si sono riaccese le luci per farci sloggiare. Nessuno si muoveva. Tutti impalati ad applaudire e a urlare per dieci minuti, fino a quando è tornato sul palco per regalarci un ultimo pezzo solo piano.
Questa mattina alle nove un timido sole è entrato nella mia stanza svegliandomi, passando attraverso le tendine arancioni a fiori. Ho messo su i Radiohead, ma poi per non intristirmi troppo, ho optato per il podcast di Lazysundays e finalmente sono riuscita ad ascoltare i My awesome mixtape. Poi mi sono alzata, oggi ho deciso di fare la turista a Bologna e sono uscita di casa presto armata di macchina fotografica. Piazza maggiore era piena di gente, Beppe Maniglia suonava, il cielo era terso ed io avevo tanta voglia di camminare. Scatto dopo scatto, vicolo dopo vicolo, sono arrivata a Piazza Santo Stefano, dove c'era il mercatino dell'antiquariato, come ogni seconda domenica del mese. Ho comprato una vecchia edizione bilingue de "Lo spleen di Parigi" di Baudelaire. Pare che i Baustelle intitoleranno a lui una canzone del prossimo album già in via di registrazione. Staremo a vedere se sarà all'altezza delle (mie) aspettative. Le foto che ho scattato oggi, se per caso vi interessasse vedere la città con i miei occhi, sono qui.
Questa mattina mi è tornata l'ispirazione, chi lo sa perché.


Cos'è che alle diciassette e trenta di una domenica pomeriggio qualunque ti fa alzare dalla sedia all'improvviso per uscire fuori a piedi in mezzo alla nebbia Bolognese, per andare per la prima volta in vita tua al cinema da sola?
Mi aggancio a quest'ultima cosa per fare qui gli auguri a chi è permaloso, e se la prende se non glieli faccio. Fatica sprecata, lo sanno tutti che questo genere di cose non sono nella mia indole. Perciò non ci penso. Se ti incontro e non ti dico auguri, non lo faccio apposta. Però se inizi tu, riesco a dirti "anche a te". Convenevoli, puah.
La prima volta che sono stata a casa di Adele è stato per la mia inconsapevole festa di compleanno. Era maggio e ci andai in bicicletta. Abitavo a Bologna da circa quindici giorni. Da buona provinciale avevo paura a tornare a casa da sola dopo la mezzanotte, e nonostante la bicicletta mi feci accompagnare.
- bello il disco di Joan as a police woman. Tanto per arrivare sempre lunga nelle cose, in Belgio me l'ero persa perché in concomitanza di non mi ricordo chi, e quando ha suonato a Bologna me la sono persa per andare a vedere "i figli degli uomini" un film che potevo anche risparmiarmi. Vabbè.
Fino a qualche mese fa per me gli arab strap erano quelli citati in una canzone dei belle & sebastian. Poi qualche settimana fa sono diventati quelli che nei blog tutti scrivevano che non bisognava perderseli perché questo è l'ultimo tour prima dello scioglimento della band. Ho iniziato ad ascoltarli quasi per caso, e ho capito che se me li fossi persi me ne sarei pentita. Adesso che li ho visti ne ho la certezza. Il loro concerto è stato la materializzazione di una compilation di stati d'animo. Loro sono carichi, ma in qualche modo emanano la tristezza della consapevolezza di qualcosa che sta per finire. Il culmine di questa sensazione si ha alla fine, durante una ballata lenta. Cosa dovevo dirgli io al soggetto dolcegabbanato piombato nell'atmosfera a metà di questa canzone, che apre bocca per dire aoh ma sti qua chi sò? chiii? gli arabi strappi? che lagna. "Fottiti". Era l'unica cosa possibile che gli potessi dire. Credo che ci sia rimasto male, ma così impara. Certi momenti non s'hanno da rovinare. Da ricordare anche lo strappo alla regola all'uscita: la tappa dal piadinaro per un panino con wurstel senape e melanzane. C'è chi ha fatto di peggio con wurstel ketchup e peperoni. I nostri stomaci vi salutano. Sabato pomeriggio poi l'ho passato al paesello in pigiama al telefono. Che cosa strana per me. Alla sera sono tornata nuovamente a Bologna per una cena giapponese al sosushi. Un posto dalle pareti bianco-fucsia che è una delizia per gli occhi e per la pancia. Anche per il portafogli, perché malgrado la nomea costosa dei ristoranti giappo, ce la siamo cavata con quindici euri a testa. Lo chef non giapponese direi piuttosto siciliano, ci insegna come dobbiamo tenere le bacchette, e l'ordine in cui bisogna mangiare i "cosini" vari. Prima le cose più chiare, poi le più scure. Prima i gamberi, poi il tonno, e poi il salmone. Lo zenzero non va intinto nella salsina di soia, tutto il resto si. Io devo andare in giappone prima o poi. Tutto questo zen mi affascina terribilmente.
Al ritorno a casa ho ascoltato gli elettronoir per la prima volta. Li ho scoperti da lei. Devo dire che anche il suo blog è stato una scoperta, potrebbe essere la nuova margheritaF/underbreath. A sedici anni non è da tutti avere gusti musicali così ricercati. Ma torniamo agli elettronoir. Sensazionali. Ingredienti del cd: lo charme dei baustelle, la melodia dei nonvogliocheclara, in alcune canzoni l'elettronica offlaghiana, e registrazioni del cinema d'autore del passato con sottofondo musicale. Quest'ultima cosa per me totalmente nuova, la trovo bellissima. Quando ho schiacciato play sulla prima canzone, "la dolce vita" e ho sentito uno stralcio del film remixato, ho fatto la stessa faccia stupita di quando ascoltai robespierre per la prima volta. Questi diventeranno famosi. Non vedo l'ora di vederli in concerto. Stamattina ho proseguito il loro ascolto passeggiando diretta alla mia pasticceria preferita per una sontuosa colazione avente protagonista una buonerrima pasta al mascarpone. Che sia tutta colpa della mancanza di affetto?
Tre giorni fa la collega mi ha invitato al cinema.
Viaggiare è fantastico, però è bello anche tornare a casa e ritrovarci le cose che hai lasciato. Le tue piccole certezze. Tipo dormire nel tuo letto e bere il latte alla mattina nella tua tazza preferita. Sabato qualcuno in chat mi ha chiesto: come stai? E poi s'è corretto dicendo: scusa è ovvio che stavi meglio prima. Beh, non è vero. Stavo bene in Svezia, ma sto bene anche adesso. Ieri sera sono andata al concerto dei tv on the radio. Anche l'estragon rientra fra quelle certezze. Come gli amici che non t'abbandonano. Li avevo già visti in Belgio, e sapevo che mi sarei divertita. Così è stato. Anzi, li ho apprezzati ancora di più, dato che non avevo sulle gambe ore e ore di altri concerti. "Playhouses" è la mia canzone preferita, ma anche "wolf like me" dal vivo è molto suggestiva. In cuffia invece sto alternando i dresden dolls e la spinto band. Sovrapposizione pukkelpoppiana insopportabile, quanto quella tra i belle & sebastian e i broken social scene. Ancora ci penso. Pazienza. Ieri sera mi è arrivato un sms di quelli che non t'aspetti. Tipo che voli subito con la testa da un'altra parte e vorresti essere lì, invisibile, per vedere le facce di quelle persone. Studiarne le espressioni. Leggere nei loro pensieri. Poi sorridi, e mentre pensi che la vita è assurda, realizzi che è bella proprio perché imprevedibile.
Lo so, lo so. Ne parlo troppo spesso. Non vi piacciono. Avevo detto che dopo che li avevo visti sei volte in un anno, non ci sarei andata la settima, lo so. Non ve li nomino nemmeno, tanto lo indovinate benissimo.
Mi innamoro ogni giorno di più di questa città.
Col caldo fatico a trovare l'ispirazione per scrivere. Allora leggo e ascolto tanta musica, in particolare The pipettes esponenti del ritorno del "bubblegum pop a pois" (cit. ink.) direttamente dagli anni '50. Il video lo trovate qui. Ieri ho scoperto una cosa che forse per molti è l'acqua calda, ma per me che di Mac Gyver non sono nemmeno lontana parente, non è così ovvio. Qui a Bologna non ho lo stereo, e per ascoltare musica senza le cuffie mi toccava accendere il pc. Guardavo l'ipod e gli dicevo: "quanto sarebbe bello se ti avessero dotato di altoparlante". Un po' tipo Michelangelo quando disse "perché non parli?" al suo Mosè. Poi non so perché ho provato a collegare all'ipod lo spinotto delle casse del pc e.... funziona! Assurdo non averci pensato prima. Comunque ora ho lo stereo meno ingombrante del mondo. Insomma, dicevo prima che leggo tanto in questi giorni, non solo libri, anche i vostri blog. Seguendo le mie statistiche sono capitata da Atta, e vedendo che nei suoi link ci sono un tot di persone a me note, le ho chiesto se ci conoscessimo già. Lei per rispondermi ha scritto questo post qua. Mi ha fatto un gran piacere leggere le sue parole. Cioè, altri me le hanno scritte via mail, ma il comunicato pubblico mi ha spiazzato. No, non è mia parente, non la conosco e non l'ho pagata. Però la ringrazio perché mi ha fatto tornare la voglia di scrivere per cinque minuti.
ps. Atta, il bonifico se arriva domani è lo stesso?
No, mi rifiuto di pubblicare due post consecutivi ad argomento calcio. Voglio però parlarvi di delirio collettivo. Come la maggior parte di voi, nelle strade della città, dopo la fine della partita ho assistito a scene assurde. Ad esempio tipe che si arrampicavano sulle cabine telefoniche, bidoni rovesciati, camion scoperti straripanti di gente, eccetera. Ma io ho visto quella che le batte tutte e che solo a Bologna poteva essere.
Ho visto due pazzi sbandieranti e clacsonanti, a bordo di una jeep, transitare ad una velocità improponibile sotto a un portico pedonale, per circa duecento metri, sorpassando da destra la coda delle auto in via Mascarella. Io fortunatamente stavo camminando dall'altro lato della strada, ma roba che se uno usciva di casa in quel momento, veniva gentilmente falciato in onore della vittoria. Ok che tutti abbiamo cantato "siam pronti alla morte" ma ciò mi pare un tantino esagerato.
Non credevo che avrei mai potuto scrivere un post che trattasse di calcio in modo entusiastico, ma nella vita non bisogna mai dire mai. Ieri sera ho visto la partita contro la Germania, in piazza Maggiore a Bologna. Il mega schermo predisposto per le proiezioni della manifestazione "cinema ritrovato" è stato gentilmente usurpato dallo sport più popolare del paese. Non so dire quanti eravamo, forse ventimila. Forse più. La piazza era stracolma. Tutti abbiamo cantato l'inno. Gli Italiani diventano nazionalisti solo durante i mondiali, per il resto chi se ne fotte. E' stata la partita più bella (sì, le ho guardate tutte). Abbiamo giocato bene e meritavamo di vincere. Dobbiamo ringraziare quegli strunz della redazione di Der Spiegel, ai quali ho mandato un sincero segno d'affetto dopo il primo goal. Il mio braccio ne porta ancora i segni. Se loro non ci avessero offeso così profondamente nell'orgoglio, i nostri giocatori non avrebbero reagito in quel modo. Gattuso, che in un'intervista aveva rivolto il suo pensiero al padre che ha lavorato tanti anni per un milione al mese, ieri in campo è stato incredibile: correva da tutte le parti. Per il resto, se vinceremo questi mondiali, lo dobbiamo prevalentemente a Buffon e alla sua saracinesca abbassata. Tornando a ieri sera, dopo il secondo goal è scoppiato il delirio collettivo. Ricordo: un abbraccio intensissimo, fumogeni rossi (un colore "a caso" - vedi foto), bandiere sventolanti, urla, gente che saliva in piedi sulle auto. Poi la mini processione fino alle due torri, cantando ohohohohoh sulle note dei White Stripes. E tutti lì sotto, a ricantare l'inno. E chi non salta è un tedesco. Erano circa le undici e mezza quando sono iniziati i caroselli delle auto festanti. I viali Bolognesi sono stati letteralmente invasi. Alle due eravamo ancora sul terrazzo davanti a una birra Moretti (rigorosamente italiana, in onore della partita), con sottofondo di clacson e trombe. Il caos fuori è cessato intorno alle tre.
Tutto questo trambusto non è facilmente spiegabile. Perfino Vittorio Zucconi in uno dei suoi articoli migliori, si chiede che cosa può aver portato un dignitoso signore di mezza età a fare il gesto dell'ombrello in sala stampa ai colleghi tedeschi. Grazie Vittorio per aver fatto le nostre veci.
Quella di ieri sera è stata una delle più belle cene blogger. Forse perché eravamo un po' di più del solito, o forse perché io adesso sono così allegra che vedo il mondo a colori. Magari in passato ci sarei rimasta male vista la decina di persone che ha rifilato il pacco negli ultimi giorni, perché potevamo essere veramente tanti, ma ora riesco solo a pensare che mi sono divertita.
Abbiamo praticamente occupato la sala interna della trattoria del rosso, monopolizzando anche il telecomando dell'aria condizionata. Spettacolari le crescentine fritte, così buone che stanotte ho sognato di guardare il mondo da una nuvola fatta di crescentina, su una fettina di prosciutto che mi faceva da sedia sdraio.
Questa volta oltre ai blogger comuni mortali erano presenti alcuni dei responsabili indiretti di tutta questa balotta: Ocrampal, Roberto e Paolino della redazione di splinder. Ocrampal per l'occasione sfoggiava una delle nuove magliette che Splinder sta per lanciare sul mercato. Era impossibile non riconoscerlo. E poi chi c'era oltre alla kay? C'erano Latifah Marlowe & Lenticchia, Matilde, Ari, la Marchesa, Adele, Rafeli, Faremor, Ego, Rotaciz, Notuno.
Abbo è arrivato dopo per un breve saluto.
A Viola purtroppo hanno spostato il turno di lavoro il giorno prima, assente giustificata.
Faremor fotografo ufficiale della serata. Aspettiamo impazientemente la documentazione fotografica dell'evento.
Rafeli blogger rivelazione dell'anno per contenuti e simpatia.
Rafeli è uno che a metà della cena ha richiamato l'attenzione di tutti, dicendo: attenzione, io sono primo su google se cerchi "ragazza cacca cesso". E io l'ho scritto qui solo perché voglio rubargli questo irrinunciabile primato.
Alla prossima cena, chi non viene è un pianerottolo.
A questo punto meglio un post per punti, che ho poco tempo e non voglio dimenticare nulla.
- è la terza volta che riscrivo questo post dopo che ieri sera mi si è impallato il portatile per ben due volte. Spero di non doverlo riscrivere più... potrei lanciare il pc dalla finestra.
- stasera me ne vado in quel di Imola per il concerto dei Depeche mode. Non nascondo che mi mangerò alquanto le mani perché non farò in tempo per vedere Morrissey. Proprio non capisco come si possa metterlo in scaletta prima dei Negramaro. Grrr.
- la fase otto esiste. E può esistere anche solo dopo pochi giorni di fase sette. Davvero non credevo.
- Viola in una settimana ha trovato non uno, ma ben due lavori part-time. E siccome uno inizia il tre luglio nel frattempo ne ha trovato pure un terzo provvisorio per tenersi occupata fino ad allora. Poi dicono che la vita non può cambiare in una settimana....
- io e Viola ci stiamo scervellando fra i vari siti degli operatori telefonici per vedere di connetterci da casa in umts. Brutti ladroni. Chi ha le offerte sul traffico non ha le offerte sulle connect card e viceversa. Ce la possiamo fare. Anche se devo dire che in questo periodo internet di sera non mi manca neanche un po'.
- il ristorante per la blog cena bolognese è stato prenotato, per ora siamo una quindicina, se qualcuno si volesse aggiungere faccia un fischio celere.
- prima leggevo il journal della redazione di Splinder e... questo soggetto qua mi pare di conoscerlo.
- le poste italiane hanno abolito la posta ordinaria il 31 maggio, e io sto progettando la vendetta contro il tabaccaio che il dodici di giugno mi ha venduto 60 francobolli ordinari senza avvertirmi. Che dite se uso il napalm può bastare? Ma adesso che la posta è tutta prioritaria non sarà tutto di nuovo più lento? E io devo pagare sessanta centesimi ogni fatturina che mando ai clienti? Zio monopolio.
- questa cosa qua mi tenta. Il mio problema è che sono solo a metà e ho già superato le 180.000 battute. Non so mica se mi va di sacrificare la mia sudata creatura così. Ci penso ancora un po'.
- cercate di andare a votare al referendum la settimana prossima, e votate NO. Cerchiamo di salvare una delle poche cose buone che ci sono rimaste in italia: la costituzione.
- Abitare in un mega complesso residenziale grattacieloso durante i mondiali è bello. Te ne stai sul terrazzo a sentire la partita dell'Italia in stereofonia, e quando fa gooool vedi tutti i giovani che urlano alle finestre e suonano le trombette. Ogni tanto questi momenti di aggregazione sono necessari. Erano già quattro anni che non guardavo una partita di calcio? Il tempo scorre velocissimo.
- l'altro giorno allo specchio ho visto i miei occhi che ridevano. Che strana sensazione.