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kay è il nickname della persona che ha scritto su questa pagina per 4 anni, ma per il momento ha preferito togliere l'archivio dei post vecchi.

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La possibilità di un'isola - M. Houellebecq
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L'insostenibile leggerezza dell'essere - M. Kundera
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martedì, 29 gennaio 2008

L'ultima notte a Bologna.
Alcuni di voi mi hanno detto che dal precedente post sembrava che il trasloco fosse già stato fatto, e invece io mi riferivo alla decisione presa. L'affitto è pagato fino alla fine del mese, e così la stanza la saluto definitivamente domani.
Questa sera volevo andare al concerto degli Amycanbe. Ne ero sicura fino alle venti e trenta, e poi ho cambiato idea. Cosa mi è preso? Non lo so.
Mi verrebbe da dire che è colpa del ripetuto ascolto di Closer dei Joy Division, e che perciò in questo periodo non mi trovo sulla stessa lunghezza d'onda, ma non è così.
Per diversi motivi sono contenta di tornare a casa, ma stasera devo lasciare posto alla malinconia, alla consapevolezza della fine di un periodo. L'angoscia mi avvolge dolcemente mentre penso a una enorme pagina del libro della mia vita, che viene girata. Niente sarà mai più come prima.
Per qualche minuto la sensazione è paragonabile alla mancanza di terra sotto i piedi, mentre il tuo paracadute deve ancora aprirsi. Sai che si aprirà, ma non ne hai la certezza.
L'altro giorno camminavo per le strade, perdendomi volutamente nei vicoli, quasi a voler salutare questa città che mi ha dato molto. Ero consapevole che non si trattava di un addio: anche se ho cambiato mansioni e orario, lavoro pur sempre nello stesso posto. Trenitalia recupera una cliente affezionata, a quanto pare.
Comunque dovevo dire grazie a questo luogo che insieme all'indipendenza, mi ha dato la possibilità di essere me stessa. Grazie ai muri scritti, ai portici, ai ciottoli, agli studenti, ai cani, alle librerie, a beppe maniglia, agli umarells, al cielo sempre bianco. Questo scenario surreale di sfondo alle mie passeggiate rilassanti, mi mancherà.
Una città di queste dimensioni, ti dà sempre tantissimo dal punto di vista della struttura. Quello che non ti dicono, quando ti trasferisci in un posto simile per motivi diversi dall'università, è che devi essere pronto a certi momenti di solitudine profonda, in cui gli attimi sembrano durare secoli. Da questo lato, anche se ormai sono ben temprata, non ne sentirò la mancanza.
Ho impacchettato le mie cose metodicamente, staccando i poster e le cartoline una per una, senza pensare a niente. Ho staccato le tende e le ho ripiegate. Ho messo i libri e i cd in piccoli scatoloni. Mentre caricavo il camioncino la mia mente era come parcheggiata da un'altra parte. La persona che mi stava aiutando si è accorta del mio stato di agitazione che mi ha portato all'assenza. Il valore simbolico di ciò che stavo facendo mi ha alienato.
Per ristabilire un contatto con la realtà, una volta a Casa, mi sono messa a dipingere di blu elettrico la libreria ikea. E' sempre stato il mio colore preferito, anche il mio ciao era così. Pensandoci bene, in effetti dovrei chiedermi come mai nella mia stanza predomina l'arancione. Ma forse la risposta la conosco già.
Insomma, oggi è l'ultima sera, e la passo volontariamente a riflettere chiusa in questa camera spoglia, da sola, pensando alle lacrime sincere di ieri, sui gradini di piazza Santo Stefano. Sarei potuta stare là a parlare del futuro per tutta la notte. E' bello avere voglia di immaginarselo.
Ma poi ho pensato che questo futuro bisogna costruirselo vivendo, lottando e credendoci con tutta la forza possibile, senza fermarsi davanti alle difficoltà che si presenteranno.
A noi due.

domenica, 12 agosto 2007

Quello che, su questo blog, chiamo paesello, è in realtà una città di cinquantaseimila abitanti. Talvolta chi mi conosce, mi chiede il motivo di questa definizione. E' colpa di quella volta che sono andata a New York, rispondo. Mi sono improvvisamente accorta di quanto è grande il mondo, e di quanto fossero minuscole le nostre quotidiane certezze. Già perché non basta arrivare fino a Parigi per capirlo. Due ore di aereo e tetti bassi. New York invece è senza ritorno. Dopo tutte quelle ore di aereo arrivi lì e ti ci senti talmente piccolo, inerme, inutile, superfluo, da centrifugare tutte le idee che potevi avere prima e buttarle dal trentaquattresimo piano del tuo hotel. Per qualche giorno resti come intontito. A farti tornare in mente di essere vivo ci pensa il torcicollo che ti viene dopo una settimana. Quando torni a casa decidi che non devi dimenticarti quella sensazione, che ti ha poi portato a trasferirti in una città più grande per non soffocare, e piazzi una foto panoramica scattata dalla cima dell'empire state building proprio sul tuo desktop. E' una foto di cui non ci si stanca mai, se uno volesse contare tutte le finestre che si vedono non basterebbero due giorni. Ogni tanto mi incanto a fissarla e scopro particolari nuovi, tipo il viso di una donna dipinto su una facciata di un grattacielo o la piramide sulla vetta di un altro. Anche prima, dopo tre giorni trascorsi al paesello, la stavo guardando. Oggi però si contrapponeva al panorama che osservo da dietro le tendine rosa della mia stanza, e pensavo che non è così male stare qua. Ogni tanto. Tipo quando c'è bisogno di ricaricare le pile e di viziarsi un po'. Non credevo che avrei mai apprezzato il fatto di recarmi in auto al supermercato, parcheggiare davanti, comprare due borse piene di spesa e l'acqua, tornare a casa e lasciare l'auto davanti e gratis anche lì. Senza dimenticare il papi che paga la spesa e porta su l'acqua. Sono cose normali, a cui non dai molto peso, fino a quando non ti ritrovi sola, appiedata in una grande città dove se ti fermi a chiacchierare a momenti ti fanno pagare un euro di suolo pubblico, e devi pure fare lo slalom tra le cacche dei cani dei punkabbestia. All'improvviso scopri che sei bottiglie d'acqua da due litri pesano. Eccome se pesano. E nella scelta della nuova stanza, la seconda priorità dopo "vicinanza ufficio", diventò "vicinanza supermercato", così è successo che sei andata ad abitarci sopra, e l'acqua va solo trascinata dalla porta fino all'ascensore. Bologna, nonostante tutte le tue difficoltà non riesco a immaginare come avrei potuto fare senza di te. Ieri, la vicina di casa che mi ha visto bambina, si è fermata a chiacchierare sotto al mio terrazzo mentre stendevo i panni, e mi ha chiesto: ma come fai a vivere in quel caos? Non ti stanca la città? E io le ho risposto che no, al contrario, mi fa sentire viva. Non capiva come fosse possibile. Forse perché non è mai stata a New York.

lunedì, 06 agosto 2007

Sapete com'è, ogni tanto tocca pure viversi decentemente questa vita, e sommando questo al caldo che fa, il blog è proprio l'ultima cosa che ti viene in mente.
Ho comunque qualche appunto da appuntare in un post per punti, anche se molte di queste cose le ho già twittate.
- venerdì siamo andati a Carpi a vedere il concerto di Barbara Morgenstern. Una tedeschetta tutto pepe, sul cui sito dice che fa elektronische Musik suonando la tastiera accompagnata da un batterista. Tra una canzone e l'altra ci raccontava di quante erano belle le sue scarpe nuove e di quanto era stata bene a Carpi. Prima di lei c'è stato il dj set della bravissima Anais.
- sabato siamo andati all'hana-bi, dove c'era Hikari che mi ha detto che siccome ci eravamo incontrati dovevo scrivere un post e linkarlo, ecco fatto. Oltre a lui c'era anche l'happy hour lasciato in sospeso sabato scorso, e gentilmente ripreso.
- dopo l'happy hour c'è stato il concerto dei don Turbolento. Prima ne avevo sentito parlare solo da inkiostro e devo dire che ho assistito a una specie di effetto chk chk chk. Ballavano tutti. Per ora hanno solo 4 pezzi ma promettono bene.
- dopo i Turbolento, l'ennesimo concerto degli Offlaga disco pax. Belli i pezzi nuovi. Stiamo tutti quanti aspettando questo benedetto secondo disco, ma si sa, precisini come sono ci metteranno ancora minimo sei mesi.
- questo post per punti non voleva essere una cronaca del week end, ma lo sta quasi diventando.
- ho riscoperto la bellezza dell'utilizzo della prima persona plurale.
- ho iniziato a leggere guida galattica per gli autostoppisti, sì, non l'avevo ancora letto, però mi piace. Uno di questi giorni devo farmi una foto con un asciugamano e postarla su flickr.
- in questi giorni sto ascoltando vagonate di musica nuova. "Our ill wills" degli Shout Out louds è uscito da un po', ma non riesco a fare a meno di metterlo su almeno una volta al giorno, da due settimane. Altro disco meraviglioso e che entra dritto in top ten: "in our bedroom after the war" degli Stars.
- Bologna ad agosto è adorabile. Non solo perché ho la casa tutta per me per quasi tutto il mese. E' silenziosa, non ci sono macchine. Non c'è fila alla cassa del supermercato. Non fa neppure così caldo come in luglio. Dovrebbe esserci un agosto ogni tre mesi.

mercoledì, 18 luglio 2007

Oggi, dovrei raccontarvi del concerto di ieri sera dei Tunng, in piazza verdi. Di come a ogni canzone, almeno 4 persone probabilmente capitate per caso, visto il concerto gratuito, si alzassero e se ne andassero. Di quei tre con la chitarra acustica, dell'altro dietro che suonava i sonagli con i piedi e di quella che suonava i giocattoli con le mani, molto in stile Cocorosie. Della Vale venuta apposta da Milano con un treno in ritardo di 47 minuti, e del nuovo asterisco di scott.ronson  nella colonna qui accanto, che ha aspettato 3 anni prima di essere digitato. Ecco, oggi dovrei scrivervi di questo, ma non ce la posso fare. Io sono ancora in piazza castello, davanti agli Arcade Fire. E pretendo di riprovare emozioni almeno simili ad ogni altro concerto, altrimenti me ne resto lì con la testa. Davanti a loro, in the place where no cars go. Senza nessuna voglia di muovermi da lì. Semplicemente incantata e immobile. Riascoltando i loro dischi almeno una volta al giorno, per colmare il vuoto lasciato. Anche adesso.

venerdì, 13 luglio 2007

Arrivo in piazza Santo Stefano con un'ora di anticipo, convinta di trovarla semivuota, e invece riesco a malapena ad accaparrarmi l'ultima sedia libera rimasta. Quando è iniziato il concerto di Antony & the Johnsons non c'era più libero neppure un ciottolo da calpestare. Tremila persone c'erano tutte. Questo è un concerto talmente diverso dagli altri, che non è paragonabile a niente. A descrivere le mie emozioni non ci provo nemmeno. Lui cantava in piedi, con una scarpa nera e una marrone. Quando è finito, dopo il normale bis, si sono riaccese le luci per farci sloggiare. Nessuno si muoveva. Tutti impalati ad applaudire e a urlare per dieci minuti, fino a quando è tornato sul palco per regalarci un ultimo pezzo solo piano.
Nelle due sedie dietro di me, era posizionata la classica coppia di vecchietti bolognesi umarell & zdaura, uscita in piazza per evitare la calura dell'appartamento in centro.
Ogni tanto commentavano:
- zdaura: mò veh quanta gente che c'è stascera
- umarell: mò si, mò vedi che questi sono famosi
- zdaura: sì, senti che parla in inglese, vengono da lontano
- umarell: ma tutta questa gente e noi non sappiamo nemmeno come si chiamano
- zdaura: questa canzone mi sembra di averla già sentita alla radio

- umarell: domani vediamo se dicono qualcosa al telegiornale
- zdaura: vedi, tu non volevi neanche venire, e dire che a me la musica piace così tanto
Fantastici.

giovedì, 26 aprile 2007

Il ritorno a casa:
è un treno supersonico che passa sopra a un ponte in mezzo al mare, diretto verso un'isola artificiale grande 2 km quadrati, sopra la quale è stato costruito un aereoporto.
è prendere due aerei e un altro treno prima di oltrepassare la porta di casa
è rendersi conto di quanto effettivamente ti è mancata Bologna
è farsi una doccia e lasciarsi convincere ad uscire dopo 24 ore di veglia
è il primo piatto di pasta il giorno dopo
è rendersi conto che gira e rigira,  vuoi sempre quello che non ti vuole
è il primo caffè sorseggiato con avidità
è andare a fare la spesa e comprarsi le mozzarelle
è ascoltarsi loveless dei my bloody valentine
è tornare in ufficio contenta, perché dopo tutte quelle passeggiate rilassanti nei templi e nei giardini, ho rinnovato la scorta di ottimismo
è attaccare una cartolina del monte Fuji alla parete
è il numero inaspettato di persone che mi hanno letto mentre ero lontana
è leggersi Dance Dance Dance di Murakami, sorridendo ad ogni riferimento conosciuto, e pensare che è più bello di Norvegian Wood, anche se dovrei rileggerlo ora
è andare al cinema a vedere Sunshine e rimanere senza respiro per tutti gli ultimi 60 minuti
è riprogrammarsi le uscite con gli amici che non si vedono da troppo tempo
è scrivere un post sul ritorno a casa.

domenica, 01 aprile 2007

Dopo una settimana lavorativa post-lancio nuovo sito, in cui si sono superate le 15 ore di straordinario, cosa fa una persona normale? Si riposa.
Cosa fa la kay? Si tuffa in uno dei week end più stancanti e distruttivi di sempre.  Non ho molto  tempo, né la voglia di raccontare tutto nei particolari, però devo lasciarne traccia qui, a futura memoria. Non sarò comunque breve.
Venerdì ho occupato la prima fila al concerto dei chk chk chk. Esattamente al centro. Quarta volta che li vedevo, nessuna aspettativa delusa. Quando sono davanti a loro è come se qualcuno mi attaccasse la spina, provare per credere. Non ho mai ballato tanto ad un concerto. Apice raggiunto su" me and Giuliani down" gentilmente eseguita dopo una pressante richiesta da parte del pubblico. Quel tuttutturuttùùù è un generatore di emozioni pericoloso. Già, perché la prima volta che li ho visti.... potrei scrivere un racconto un giorno, su quella serata. Magari sulla moleskine.
Ho ripreso un frammento di concerto, neanche fra i più movimentati, tanto per rendere l'idea di che razza di animale da palco è Nic Offer, anche durante le parti strumentali. Prima del concerto sono riuscita a strappargli una foto assieme, ma sono venuta così male che non la vedrete mai, tranquilli.



Poi, non avendone abbastanza, dopo il concerto abbiamo trovato un passaggio fino al Covo, per assistere al loro dj set. All'entrata Marina & inkiostro, nell'altra sala i !!!. I primi si difendevano molto bene.
Poi per sfortuna sua, mentre ero in fila per andare in bagno, ho deciso di esercitare il mio inglese facendo conversation per un'ora con Tyler Pope, chitarrista dei !!! e degli Lcd Soundsystem. Non credevo di cavarmela, non sono ancora esattamente fluent, ma almeno ci si capisce. Alle quattro, il locale ha chiuso e si è ritornati verso casa. A piedi. Più o meno un'ora di strada. Tonificante direi.
Sabato dopo un andata e ritorno "toccata e fuga" al paesello, ho recuperato le nobildonne blogger per andare ai festeggiamenti di laurea della Fraran. Dejavù a pacchi, perché il party si svolgeva in una casa, dove ero stata appena un anno fa, in occasione di un'altra festa. Erano altri tempi però.
Anche qui, ho esercitato un po' l'inglese, chiacchierando con uno di Cleveland, che sta a Bologna per studio. Sto imparando più ora con i telefilm, di quando frequentavo il corso e stavo ore sui libri.
Domenica trascorsa alla fiera del fumetto e del gioco al paesello. Sembra che non ci sia mai niente da fare e invece qualcosa si inventano pure loro. C'erano pure dei tipi che tiravano di scherma nel prato. Erano simpatici, hanno pure tentato di convincermi a iscrivermi, ma io accetterò solo se potrò combattere con una margherita gigante, che sono contro la violenza io. Per il resto, ho rischiato di impazzire davanti ai miliardi di gadget giapponesi, ma mi sono trattenuta perché mancano solo 14 giorni alla partenza. Però mi sono comprata i dvd di kill bill, scontatissimi! Questa sera, tornando a Bologna, mi sono ricordata del pesce d'aprile. Se avete avuto "difficoltà" ad accedere a questo blog oggi, era perché con altri blogger ci siamo organizzati per un redirect random di massa. L'idea non è stata mia, ma dei Ciccsoft, il codice invece l'ha scritto Giavasan. Dopo aver dedicato un'ora a rispondere alle mail di boxol del week-end, e dopo avere scritto questo post, vado finalmente a dormire. Spero di svegliarmi lunedì (prossimo).
Ah, "new york I love you" del nuovo album degli Lcd è una delle più belle canzoni d'amore che abbiano captato le mie orecchie, anche se è dedicata a una città. Le città ricambiano sempre il tuo amore, almeno. Mi rendo conto di avere scritto un post lunghissimo. Fatevelo bastare per un po'.

domenica, 11 marzo 2007

Questa mattina alle nove un timido sole è entrato nella mia stanza svegliandomi, passando attraverso le tendine arancioni a fiori. Ho messo su i Radiohead, ma poi per non intristirmi troppo, ho optato per il podcast di Lazysundays e finalmente sono riuscita ad ascoltare i My awesome mixtape. Poi mi sono alzata, oggi ho deciso di fare la turista a Bologna e sono uscita di casa presto armata di macchina fotografica. Piazza maggiore era piena di gente, Beppe Maniglia suonava, il cielo era terso ed io avevo tanta voglia di camminare. Scatto dopo scatto, vicolo dopo vicolo, sono arrivata a Piazza Santo Stefano, dove c'era il mercatino dell'antiquariato, come ogni seconda domenica del mese. Ho comprato una vecchia edizione bilingue de "Lo spleen di Parigi" di Baudelaire. Pare che i Baustelle intitoleranno a lui una canzone del prossimo album già in via di registrazione. Staremo a vedere se sarà all'altezza delle (mie) aspettative. Le foto che ho scattato oggi, se per caso vi interessasse vedere la città con i miei occhi, sono qui.

venerdì, 09 marzo 2007

Ho ricominciato a guardare la tv.
Di punto in bianco, come avevo smesso, ho iniziato di nuovo.
Sarà che nella casa nuova è in cucina, lontano dal pc, non lo so.
Fa strano, nella sigla di blob non c'è più la roba nera che esce dallo schermo. I telegiornali li guardo con spirito critico, ma li guardo. L'altro giorno al tg5 hanno dato un servizio sul degrado che c'è secondo loro a  Bologna. L'unico barbone che hanno inquadrato era quello di cui ho raccontato l'aneddoto qualche tempo fa sul blog. I punkabbestia sono tanti, ma tutt'altro che pericolosi. Anzi, la maggior parte sono pure ricchi figli di papà, che un cane di razza io mica me lo posso permettere. E nemmeno tutti quei costosissimi vestiti finto-sfattoni di marca. Roba che un loro paio di scarpe costa più di metà del mio affitto.
Ma c'è una cosa che mi preoccupa alquanto: ora che ho la pausa pranzo di due ore, a mezzogiorno IO non vedo l'ora di andare a casa per vedere "vivere", la soap opera. L'altro giorno facendo zapping mi sono ricordata di quando otto anni fa, durante la prima serie non me ne perdevo una puntata. Ci sono ancora tanti personaggi presenti anche all'inizio, e mi ha quasi fatto piacere rivederli, come quando non vedi un amico da un sacco di tempo.
Se ci pensi è terrificante.
In questi giorni ho anche iniziato ad usare (in clamoroso ritardo) Last Fm, il plug-in che si collega al tuo lettore mp3 e ti pubblica sul web i tuoi ascolti.
Meglio riempire le giornate con la musica, vah.

giovedì, 15 febbraio 2007

Uso privato di blog pubblico:
Affittasi a ragazza posto letto in stanza doppia in centro a Bologna, zona porta mascarella. In appartamento nuovo e colorato, con coinquilina che fa la settimana corta. Adsl illimitata, lavatrice, aria condizionata, cantina, balcone coperto immenso generalmente adibito a sala da pranzo estiva. 260 € comprensivo di spese condominiali. L'appartamento è silenzioso e insonorizzato. Nella casa ci sono una doppia e una singola, tre persone totali. Le altre spese sono minime, è richiesta una sola caparra. C'è la fermata dell'autobus di fronte. A pochi passi trovate: 2 supermercati, palestra, farmacia, lavanderia, fioraio, parrucchiera, estetista, il kebabbaro migliore di bologna, e pure la fumetteria, toh. Meglio di così non si può. Astenersi perditempo.
kay979@gmail.com

Che volete di più?
Come? La singola? Anch'io.

martedì, 13 febbraio 2007

Questa mattina mi è tornata l'ispirazione, chi lo sa perché.
Ho avuto il tempo per ascoltarmi bene il nuovo disco dei francesi Air: pocket symphony. Devo dire però che non mi ha colpito particolarmente come altre due nuove uscite del 2007 (!!! e giardini). Non riesco a considerarlo più di un disco da sottofondo lettura. Cioè, le atmosfere create sono belle, le tre canzoni in cui canta anche Charlotte Gainsbourg (sì, quella dell'arte del sogno) sono sicuramente più meritevoli delle altre, ma per ora non mi è scattata la scintilla. Credo che sia un disco che necessita di più riascolti per cogliere le molteplici sfumature. Se posso azzardare un pronostico è uno di quei dischi da classifica di fine anno di Pitchfork. Altre particolarità: alla sua realizzazione ha collaborato anche Jarvis Cocker, e oltre agli strumenti tradizionali sono stati usati anche un arpa e un banjo giapponesi. A proposito, qui non si vede l'ora di partire, e mancano esattamente due mesi. Scalpito. Ieri sera dovevo tornare a mangiare giapponese ed era chiuso. Si è optato invece per la classica trattoria da Vito, all'interno della quale ho potuto assistere a una scena da film. Un panico, che non sarebbe arrivato a tanto se mi fossi trovata su un aereo mentre finisce il carburante. Immaginatevi una cavalletta lunga almeno dieci centimetri che salta fra la gente che si alza, scappa e urla. Tutto questo mentre il cameriere incazzoso fa finta di non vederla e va avanti e indietro fischiettando tranquillo con i suoi piatti in mano. Potete capire a pieno la scena solo se ci siete stati e avete presente il soggetto. Comunque, a proposito di cene.... confermo la blog cena di martedì 20 febbraio, in una pizzeria a Casalecchio. Se volete aggiungervi mandate mail, presto perché Matilde sta prenotando.

venerdì, 26 gennaio 2007

Una volta c'era il punto e virgola, oggi c'è il punto e link:

- vi siete persi la prima puntata di Our noise su Mtv, perché come la sottoscritta durante quell'orario lavorate e siete curiosi di sapere come se l'è cavata Carlo Pastore (ex Rockit) al suo esordio televisivo? Su youtube non manca davvero nulla. Visibilmente emozionato, ma sicuramente più vero di tante -ine plasticose.
- che "I love pop art"  non è una novità. Dopo Warhol, Haring e Basquiat, i miei occhietti brillano sulle immagini di Romero Britto. Qui su google una panoramica immediata del suo stile. Contrariamente agli altri è ancora vivo, e se io avessi i soldi che non ho, mediterei un investimento.
- la mia idea del viaggio in Giappone, non è più tale. Si sta concretizzando ogni giorno di più, e pare che si realizzerà nel mese di aprile. Nel frattempo, lasciatemi sognare un po', guardando le foto di questo blog/diariodiviaggio. Che strano l'asfalto con le scritte in ideogramma. Per non parlare dei cartoni animati nella maggior parte dei manifesti pubblicitari.
- qualcuno fermi questi due. Conoscendo il protagonista ho riso per diciotto minuti.
- a proposito di risate a nastro: sto leggendo (in ritardo) il libro della pulsatilla.
- con Matilde si sta cercando di organizzare una blog cena bolognese intorno al 20 febbraio: sapevatelo.
- "Myths of the near future", il disco dei Klaxons, è bellerrimo. Suonano il 10 all'estragon, ma non so se riuscirò ad esserci. Però nella mia lista concerti devo aggiungere l'asterisco alla data dei Decemberists, più i non voglio che clara al covo il 9 febbraio e i long blondes il 26 marzo.
- pare che abbiano arrestato Manuel Agnelli, per aver picchiato due fan di Valeria Rossi, definendoli "molluschi rivoltanti dagli orripilanti gusti musicali. Questa volta mi sa che ha un tantino esagerato, se la notizia è vera. Update: pare che sia una balla. Meglio così.

giovedì, 25 gennaio 2007

Tre anni fa il mio ufficio si trovava proprio sopra il supermercato dove mi reco abitualmente ora a fare la spesa. Dopo qualche mese traslocammo nella sede attuale. Ho dei ricordi molto marcati dei miei primi giorni Bolognesi. Credo che non dimenticherò mai le immediate sensazioni della mia vita rivoluzionata. Lo scoprire un mondo totalmente nuovo a soli cinquanta chilometri da casa ti destabilizza e ti ristabilizza, nello stesso tempo. Ricordo che quando uscivo dall'ufficio, dopo cinque piani di ascensore, sbucando sotto al portico, passavo sempre davanti al barbone seduto per terra, appoggiato alla colonna. Probabilmente austriaco, probabilmente cinquantanni portati male, forse sessanta. Sempre allegro lui, spesso ubriaco. Era una certezza quotidiana, se il suo posto era vuoto finivi sempre per chiederti se era stato poco bene. Non gli ho mai dato una lira, non lo so perché. Forse perché girano tante storie su di lui. Tipo che nel suo paese era ricco, e un giorno gli è scattata una molla che l'ha portato a mollare il lavoro e a vivere così, alla disperata ricerca di una felicità che probabilmente non aveva. Quando abbiamo traslocato l'ufficio smisi di passare da lì, e ricominciai a maggio, per andare al supermercato ad approvvigionare il mio ripiano di frigorifero, dopo la mia installazione in una stanza di appartamento condiviso, ubicata poco lontano. E qui potrei divagare, approfondendo la stranezza di passare dall'intera casa dei tuoi a:  uno dei tre ripiani del frigorifero, il ripiano in basso della credenza, il letto, il tavolino, il cassetto in basso del comodino,  l'armadio di qua, l'angolo in alto del mobiletto del bagno e lo spazzolino rosa nel primo bicchiere a sinistra del lavandino. Roba che se prima mi sentivo soffocata dal paesello che c'era fuori casa, ora sono soffocata dai piccoli spazi dentro casa. Indubbiamente sto meglio ora, perché la sensazione di poter uscire fuori a respirare è più piacevole di quella di chiudersi dentro. Quando riuscirò a comprarmi un monolocale escogiterò sicuramente qualcosa d'altro per tenere occupati i miei lamenti. Ma torniamo all'angolo del supermercato. Stasera passo di lì, saluto il barbone, lui ricambia e appena svolto l'angolo sento: "ehi, tu, torna qui". Faccio due passi indietro e capisco che parla proprio con me, che a parte ciao, non gli ho mai detto nient'altro in tre anni. "Sì, tu. Mi compri coca cola? Piccola eh!" e io ci penso un po' e poi annuisco. Giro l'angolo e sento urlare "ehi, me l'hai promesso!". Faccio la spesa, esco e deposito la coca cola nelle sue incredule mani. Mi dice krazie, e poi mi canta qualcosa in tedesco. "Scusa, ma non so il tedesco" gli faccio notare. E parte con l'Aida di Giuseppe Verdi.
"Kvesto tu conoscere?"
"beh si questo è italiano, ma io ascoltare musica più nuova!"
"ke musika?"
"tipo... beh... il rock"
"rock italiano, brutto. io conosco solo una di Gianna Nannini, lei brava"
e si mette a cantare "sei bellissima", mentre io quasi sprofondo di vergogna tentando di fare l'indifferente con la gente che passeggia. Mi ringrazia ancora, e mentre sto per andarmene contenta di avere fatto la mia buona azione, si ferma un ragazzo che gli da una coca cola in mano...

martedì, 23 gennaio 2007


Questa è Bologna dieci minuti fa. Non ha ancora piovuto, eppure è spuntato fuori un mega arcobaleno. E' sparito dieci minuti dopo. Erano anni che non ne vedevo uno. Che sia un buon segno?
Update: la vale mi ha appena gentilmente ricordato, che l'ultimo arcobaleno l'ho visto pochi mesi fa al Pukkelpop. Ha pure le prove. Guastafeste!! Facciamo così: questo è il primo che vedo in Italia dopo tanti anni. E gli arcobaleni visti a casa propria portano più fortuna di quelli visti all'estero.

domenica, 21 gennaio 2007

Cos'è che alle diciassette e trenta di una domenica pomeriggio qualunque ti fa alzare dalla sedia all'improvviso per uscire fuori a piedi in mezzo alla nebbia Bolognese, per andare per la prima volta in vita tua al cinema da sola?
- l'impazienza di vedere se "l'arte del sogno" esaudisce le tue aspettative?
- l'averne fin sopra i capelli delle indecisioni altrui?
- gael garcia bernal?
- charlotte gainsbourg?
- il cavallo di pezza?
- la passione incondizionata per tutto ciò che è francese?
- la noia delle interminabili domeniche pomeriggio casalinghe?
- il verificare di persona se è effettivamente così pessimo vedersi un film tanto atteso in santa pace?

Cos'è che alle diciannove e trenta ti fa uscire dal cinema camminando su immaginarie nuvole di anarchico cellophane?
- la scenografia strepitosa dei sogni di Stephan?
- il desiderio di ricevere in regalo un cavallo di pezza?
- il pensiero che la distrazione sia un ostruzione alla costruzione?
- la volontà di ricominciare a sognare?
- la spensieratezza di Gondry?

Cos'è che ti fa tornare in questo mondo?
- la consapevolezza che si tratta di un film, nella realtà non è così facile, anche se per loro è difficile.

sabato, 23 dicembre 2006

Che non lo scrivo un post con la mia personalissima top ten delle cosebelle del duemilasei?
Ma sì dai. Tanto se siete lettori abituali, molte le sapete già.
In ordine casuale:
- il quadro che devo ancora incorniciare e appendere in camera;
- quel cd caduto in terra, e le relative conseguenze;
- i concerti intimisti come quello delle Organ al Covo, o quello dei Lucksmiths all'hana-bi;
- la mia festa di compleanno a sorpresa;
- il mio trasferimento a Bologna e tutte le persone nuove che ho conosciuto;
- vedere Lost in compagnia;
- il concerto dei Radiohead al Pukkelpop;
- la mia Stockholm sindrome;
- walking in London;
- tutte le cose inaspettate successe durante l'anno, come la sparizione improvvisa, o ricevere gli auguri "personalizzati" via mail, da parte di chi solitamente è più asociale di me.

Mi aggancio a quest'ultima cosa per fare qui gli auguri a chi è permaloso, e se la prende se non glieli faccio. Fatica sprecata, lo sanno tutti che questo genere di cose non sono nella mia indole. Perciò non ci penso. Se ti incontro e non ti dico auguri, non lo faccio apposta. Però se inizi tu, riesco a dirti "anche a te". Convenevoli, puah.
Anyway, merry christmas a chi ci crede.
Sopportatemi.



giovedì, 14 dicembre 2006

La prima volta che sono stata a casa di Adele è stato per la mia inconsapevole festa di compleanno. Era maggio e ci andai in bicicletta. Abitavo a Bologna da circa quindici giorni. Da buona provinciale avevo paura a tornare a casa da sola dopo la mezzanotte, e nonostante la bicicletta mi feci accompagnare.
Il tempo passa, e come si sa, nella vita si cambiano le abitudini, e succede che si cambia noi stessi.
Mi guardo allo specchio, è diviso in due come un'intervista doppia delle iene. Da una parte ci sono io appena arrivata a Bologna. I capelli sono biondi e lo sguardo è spaurito e curioso. Dall'altra ci sono io ora, i capelli sono castani e l'aria è più disillusa. Sono passati solo sette mesi, ma sembrano molti di più se si guardano tutte le cose che ho fatto e che mi sono successe. Bologna è una città che ti rapisce, che ti fa sua non lasciandoti mai sola. E inevitabilmente ti cambia. Ieri sera sono tornata a casa di Adele per salutarla. Venerdì lascia "tortellandia" come la chiama lei, e resta il vuoto della sua allegria e spontaneità. Ci mancherà davvero. Ci sono andata a piedi questa volta, che con il-freddo-che-fa la bici l'ho mandata in letargo fino alla primavera. E insomma, chiacchiera che ti chiacchiera con Ari, la marchesa, Fraran, il bimbo, fiandri, e altri amici, guardo l'orologio e si è fatta l'una e mezza. La pancia è piena grazie alla sontuosa cucina della padrona di casa, annaffiata dal vino buono, e non se ne parla proprio di chiamare un taxi per il ritorno. Meglio una sana passeggiata per smaltire. Faccio un po' di strada con gli altri e poi torno da sola a piedi. Sono quasi le due, e nonostante questo via indipendenza e via delle moline sono piene di gente quasi come se fosse sabato sera. Gli studenti tirano allegramente fino a tardi.  Le strade più vicine alla zona dove vivo invece sono semi-deserte. Solo qualche passante ogni tanto. Ma io procedo a passo spedito, con  il mio cappello in testa, sciarpa davanti alla bocca, infagottata nel giubbotto che di più non si può. Alle due in punto mi metto a letto mentre penso che se me l'avessero detto sette mesi fa non ci avrei creduto. A mio padre invece è meglio che non glielo dico proprio.

mercoledì, 06 dicembre 2006

Parappappappappà un po' di punti qua e là.
- ho finalmente trovato il tempo di iniziare la terza serie di Lost. L'inizio è fantastico, geniale, analogo all'inizio della seconda. Alla faccia di chi sta ancora aspettando raidue per sapere che cosa c'è nella botola di un secolo fa. Mi sono sciroppata tre puntate in una sera, come ai vecchi tempi. La sweat lodge che compare nel sottotitolo del blog, compare in una di queste, nel caso vi stiate scervellando per capire cos'è.
- i blog più interessanti che sto leggendo in questo periodo, sono scritti da amici che in questo momento si trovano all'estero per periodi mediolunghi di lavoro o studio. In caso ve li stiate perdendo ve li linko, perché sono davvero letture piacevoli: Melly da Melbourne (Australia), Vale da Stoccarda e Rafeli da Colonia (Crucconia). Quello della Melly in particolare sembra il mio diario da New York, con la differenza che lei in Australia ci starà un anno. Che invidia. Nino invece non lo conosco ma sta facendo aumentare esponenzialmente la mia voglia di andare in Giappone.
- 26 giorni dopo potrei farci un film, a lieto fine però.
- il servizio clienti della vodafone è sbalorditivo, voglio fargli i miei ringraziamenti pubblici. Premessa: ho finalmente tagliato il cordone ombelicale con  telecom, al paesello. L'ho sostituita con l'offerta vodafone 100 ore in libertà che sono più che sufficienti durante i miei week-end. Avevo un problema ad aggiungere la nuova sim nel mio profilo sul sito, e inviai una mail in merito, al servizio clienti. E questi il giorno dopo mi hanno richiamato sul cellulare per aiutarmi a risolvere il problema. Incredibile. Con telecom sarebbe stata fantascienza.
- eventi bolognesi. Ho accuratamente evitato l'evento della presentazione nazionale della nuova smart col pieronepelu e la mia omonima rush. Lunedì faceva troppo freddo e poi chi se ne frega di vedere quelli. Ieri invece sono andata alla festa di riapertura della mia amata feltrinelli (si può amare una libreria?). Siamo state accolte con castagne e vino rosso, e poi abbiamo assistito allo spettacolino della Litizzetto. E' proprio uguale uguale alla tv, simpatica e spontanea.
- bello il disco di Joan as a police woman. Tanto per arrivare sempre lunga nelle cose, in Belgio me l'ero persa perché in concomitanza di non mi ricordo chi, e quando ha suonato a Bologna me la sono persa per andare a vedere "i figli degli uomini" un film che potevo anche risparmiarmi. Vabbè.
- il matrimonio è andato bene, con l'alcool mi sono trattenuta, poi lei di bianco vestita era bellissima e quando l'ho vista mi sono pure commossa. Lo scherzo più cattivo che gli abbiamo fatto è stato entrargli in casa durante la funzione, chiudere a chiave la camera da letto e mettere tutte le chiavi delle porte interne dentro a una bacinella piena d'acqua che è stata messa nel congelatore. Quando credi che tutte le fatiche sono finite, arrivi a casa alle due di notte e a) ti rassegni e dormi sul divano b) ci metti tre ore a trovarle e quando le trovi devi pure prendere il ghiaccio a martellate facendo un casino assurdo. Dicono che abbiano preferito la b.

domenica, 26 novembre 2006

I giorni passano, i week end anche. Questo in particolare è stato all'insegna della musica e del cibo buono.
In teoria nel fine settimana dovrei essere al paesello, ma in pratica grazie alla distanza praticabile e alla quattrorutote, di sera finisco per ritrovarmi a Bologna. Non c'è niente da fare. Quando uno trova il suo habitat, poi non riesce a starci lontano. Venerdì sera è tornata a trovarmi viola e siamo andate all'estragon al concerto degli Arab Strap. Fino a qualche mese fa per me gli arab strap erano quelli citati in una canzone dei belle & sebastian. Poi qualche settimana fa sono diventati quelli che nei blog tutti scrivevano che non bisognava perderseli perché questo è l'ultimo tour prima dello scioglimento della band. Ho iniziato ad ascoltarli quasi per caso, e ho capito che se me li fossi persi me ne sarei pentita. Adesso che li ho visti ne ho la certezza. Il loro concerto è stato la materializzazione di una compilation di stati d'animo. Loro sono carichi, ma in qualche modo emanano la tristezza della consapevolezza di qualcosa che sta per finire. Il culmine di questa sensazione si ha alla fine, durante una ballata lenta. Cosa dovevo dirgli io al soggetto dolcegabbanato piombato nell'atmosfera a metà di questa canzone, che apre bocca per dire aoh ma sti qua chi sò? chiii? gli arabi strappi? che lagna. "Fottiti". Era l'unica cosa possibile che gli potessi dire. Credo che ci sia rimasto male, ma così impara. Certi momenti non s'hanno da rovinare. Da ricordare anche lo strappo alla regola all'uscita: la tappa dal piadinaro per un panino con wurstel senape e melanzane. C'è chi ha fatto di peggio con wurstel ketchup e peperoni. I nostri stomaci vi salutano. Sabato pomeriggio poi l'ho passato al paesello in pigiama al telefono. Che cosa strana per me. Alla sera sono tornata nuovamente a Bologna per una cena giapponese al sosushi. Un posto dalle pareti bianco-fucsia che è una delizia per gli occhi e per la pancia. Anche per il portafogli, perché malgrado la nomea costosa dei ristoranti giappo, ce la siamo cavata con quindici euri a testa. Lo chef non giapponese direi piuttosto siciliano, ci insegna come dobbiamo tenere le bacchette, e l'ordine in cui bisogna mangiare i "cosini" vari. Prima le cose più chiare, poi le più scure. Prima i gamberi, poi il tonno, e poi il salmone. Lo zenzero non va intinto nella salsina di soia, tutto il resto si. Io devo andare in giappone prima o poi. Tutto questo zen mi affascina terribilmente. Al ritorno a casa ho ascoltato gli elettronoir per la prima volta. Li ho scoperti da lei. Devo dire che anche il suo blog è stato una scoperta, potrebbe essere la nuova margheritaF/underbreath. A sedici anni non è da tutti avere gusti musicali così ricercati. Ma torniamo agli elettronoir. Sensazionali. Ingredienti del cd: lo charme dei baustelle, la melodia dei nonvogliocheclara, in alcune canzoni l'elettronica offlaghiana, e registrazioni del cinema d'autore del passato con sottofondo musicale. Quest'ultima cosa per me totalmente nuova, la trovo bellissima. Quando ho schiacciato play sulla prima canzone, "la dolce vita" e ho sentito uno stralcio del film remixato, ho fatto la stessa faccia stupita di quando ascoltai robespierre per la prima volta. Questi diventeranno famosi. Non vedo l'ora di vederli in concerto. Stamattina ho proseguito il loro ascolto passeggiando diretta alla mia pasticceria preferita per una sontuosa colazione avente protagonista una buonerrima pasta al mascarpone. Che sia tutta colpa della mancanza di affetto?

giovedì, 09 novembre 2006

Faccio cose.
Vedo gente.
Esco.
Vivo.
Bloggo poco.
Rido.
Prima penso e poi non penso più.
Il question mark lievita.
Ieri ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare.
Comunque, con voi ci si vede martedì prossimo qui, se ci siete.

venerdì, 03 novembre 2006

Tre giorni fa la collega mi ha invitato al cinema.
Rispondo che assolutamente sì, che mi sono già persa tutti i film di inizio stagione a parte "profumo" che non mi è piaciuto molto, e devo rimettermi in pari il prima possibile.
Ieri la temperatura Bolognese è crollata vertiginosamente, ma io confermo l'appuntamento e mi reco con la mia bella bicicletta nonna style davanti al cinema. Inauguro per l'occasione sciarpa leggera e cappellino. I guanti no perché quando vivi in due case diverse, ciò che ti serve davvero sta sempre nell'altra casa, in qualunque delle due tu ti trovi (Murphy docet). Comunque, fa freschetto, ma pedalando non si sente.
Facciamo due biglietti e andiamo a vedere Babel.
Bello. Soprattutto le ambientazioni. Tokyo, il Messico e il Marocco. La mia fissa per Tokyo si fa sempre più costante, un giorno io ci andrò, sappiatelo. Tutto iniziò con la visione di Lost in traslation, e proseguì con la lettura di questo articolo di Xl dove si dice che la vita là non è poi così cara. Il film si sviluppa seguendo intrecci emozionali, di vite appartenenti a persone risiedenti a lunga distanza e che vengono inconsapevolmente a contatto l'una con l'altra. Diciamo una roba tipo "Crash". Brad Pitt resterà sempre  il mio attore preferito, anche se i  miei occhietti ieri prediligevano Gael Garcia  Bernal, già precedentemente ammirato nei panni di Che Guevara nei "diari della motocicletta".
Esco dal cinema contenta e il mio sorriso rimane letteralmente congelato fino all'arrivo sotto alle coperte. Anche se mi sono imbacuccata come una larva siberiana, non è contato nulla. Rat tat tat.
Propositi per l'inverno:
1) andare al cinema/concerti solo nel week end dopo aver recuperato le quattroruote;
2) andare al cinema solo a piedi la domenica pomeriggio;
3) andare al cinema/concerti solo con amici automuniti;
4) fare scorta di dvd;
5) recuperare la coperta pesante e il cappotto;
6) andare a comprare le castagne.

lunedì, 04 settembre 2006

Viaggiare è fantastico, però è bello anche tornare a casa e ritrovarci le cose che hai lasciato. Le tue piccole certezze. Tipo dormire nel tuo letto e bere il latte alla mattina nella tua tazza preferita. Sabato qualcuno in chat mi ha chiesto: come stai? E poi s'è corretto dicendo: scusa è ovvio che stavi meglio prima. Beh, non è vero. Stavo bene in Svezia, ma sto bene anche adesso. Ieri sera sono andata al concerto dei tv on the radio. Anche l'estragon rientra fra quelle certezze. Come gli amici che non t'abbandonano. Li avevo già visti in Belgio, e sapevo che mi sarei divertita. Così è stato. Anzi, li ho apprezzati ancora di più, dato che non avevo sulle gambe ore e ore di altri concerti. "Playhouses" è la mia canzone preferita, ma anche "wolf like me" dal vivo è molto suggestiva. In cuffia invece sto alternando i dresden dolls e la spinto band. Sovrapposizione pukkelpoppiana insopportabile, quanto quella tra i belle & sebastian e i broken social scene. Ancora ci penso. Pazienza. Ieri sera mi è arrivato un sms di quelli che non t'aspetti. Tipo che voli subito con la testa da un'altra parte e vorresti essere lì, invisibile, per vedere le facce di quelle persone. Studiarne le espressioni. Leggere nei loro pensieri. Poi sorridi, e mentre pensi che la vita è assurda, realizzi che è bella proprio perché imprevedibile.

venerdì, 28 luglio 2006

Lo so, lo so. Ne parlo troppo spesso. Non vi piacciono. Avevo detto che dopo che li avevo visti sei volte in un anno, non ci sarei andata la settima, lo so. Non ve li nomino nemmeno, tanto lo indovinate benissimo.
Stasera l'alternativa era crogiolarsi sul terrazzo come un pollo sul girarrosto. Loro suonavano gratis, nel chiostro di Santa Cristina: posto raggiungibile a piedi. Lo stato d'animo necessitava del conforto di musica amica, che in passato mi ha dato tanto. Musicalmente parlando non poteva iniziare peggio. Ci mettono almeno due canzoni per regolarsi gli strumenti, le casse e i microfoni. Fortunatamente poi si sono rifatti, anche se di sicuro non è stata l'esibizione che mi ricorderò in futuro quando penserò a loro. Credo che la prima, quella di Cavriago, difficilmente potrà essere scalzata. Ho cantato Gomma a squarciagola. E' vero che le canzoni del primo album ai concerti non le canta quasi nessuno, e io quelli che le sanno li stimo, perché loro sono persone sensibili e non arrivano di certo dal Festivalbar. A volte riesco anche a pensare che non ci hanno ancora preso tutto.

martedì, 18 luglio 2006

Mi innamoro ogni giorno di più di questa città.
Ora che finalmente ho una connessione internet stabile a casa, posso permettermi di decidere cosa fare poco prima di uscire. Ieri sera ho aperto il sito che elenca i cinema a bologna, e abbiamo deciso di andare a vedere "Arrivederci amore ciao". Che uno pensa, cosa vuoi mai che ci sia da fare un noioso lunedì di luglio, a Bologna. E invece. Il cinema si trova in una traversa di via del Pratello, e ci si arriva passeggiando fra le oramai caratteristiche comitive rumorose sedute all'aperto a bersi una birra. Il posto è al chiuso e si spera di non avere caldo. Entriamo, e alla cassa paghiamo solo due euro. Il film è in promozione perché è già uscito da un po'. Varchiamo la soglia della sala e improvvisamente la speranza di non avere caldo si tramuta magicamente in piacevole sensazione di fresco. Evviva l'aria condizionata, ho pensato. Dopo un quarto d'ora invece borbottavo mannaggia che freddo, ma io poi sono incontentabile e lo so. Totale degli spettatori presenti: 16. E' un peccato che queste iniziative vengano sempre sottovalutate, che magari molte persone per privilegiare la comodità del parcheggio davanti, vadano a spendere oltre sette euro per arricchire chi non ne ha bisogno, a danno di chi cerca di privilegiare la qualità delle  proiezioni. Il film merita. Una pellicola che probabilmente non avrei mai visto, se non avessi letto la recensione positiva su un blog di una persona che ha gusti da me ritenuti affidabili. Alessio Boni, il protagonista ha un suo perché. L'ho scoperto con "la meglio gioventù", l'ho rivisto in "la bestia nel cuore", e per me la sua capacità interpretativa non ha più bisogno di conferme. Invece Michele Placido, che nel "Caimano" non mi era piaciuto per niente (forse per la particolare insopportabilità del suo personaggio), questa volta nei panni del poliziotto sardo, ha dato grande prova di sè. E poi te ne esci dal cinema, canticchiando una canzone e pensando che la natura umana è tanto strana quanto affascinante, e ripensi a "le conseguenze dell'amore".

venerdì, 14 luglio 2006

Col caldo fatico a trovare l'ispirazione per scrivere. Allora leggo e ascolto tanta musica, in particolare The pipettes esponenti del ritorno del "bubblegum pop a pois" (cit. ink.) direttamente dagli anni '50. Il video lo trovate qui. Ieri ho scoperto una cosa che forse per molti è l'acqua calda, ma per me che di Mac Gyver non sono nemmeno lontana parente, non è così ovvio. Qui a Bologna non ho lo stereo, e per ascoltare musica senza le cuffie mi toccava accendere il pc. Guardavo l'ipod e gli dicevo: "quanto sarebbe bello se ti avessero dotato di altoparlante". Un po' tipo Michelangelo quando disse "perché non parli?" al suo Mosè.  Poi non so perché ho provato a collegare all'ipod lo spinotto delle casse del pc e.... funziona! Assurdo non averci pensato prima. Comunque ora ho lo stereo meno ingombrante del mondo. Insomma, dicevo prima che leggo tanto in questi giorni, non solo libri, anche i vostri blog. Seguendo le mie statistiche sono capitata da Atta, e vedendo che nei suoi link ci sono un tot di persone a me note, le ho chiesto se ci conoscessimo già. Lei per rispondermi ha scritto questo post qua. Mi ha fatto un gran piacere leggere le sue parole. Cioè, altri me le hanno scritte via mail, ma il comunicato pubblico mi ha spiazzato. No, non è mia parente, non la conosco e non l'ho pagata. Però la ringrazio perché mi ha fatto tornare la voglia di scrivere per cinque minuti.

ps. Atta, il bonifico se arriva domani è lo stesso?

lunedì, 10 luglio 2006

No, mi rifiuto di pubblicare due post consecutivi ad argomento calcio. Voglio però parlarvi di delirio collettivo. Come la maggior parte di voi, nelle strade della città, dopo la fine della partita ho assistito a scene assurde. Ad esempio tipe che si arrampicavano sulle cabine telefoniche, bidoni rovesciati, camion scoperti straripanti di gente, eccetera. Ma io ho visto quella che le batte tutte e che solo a Bologna poteva essere.
Ho visto due pazzi sbandieranti e clacsonanti, a bordo di una jeep, transitare ad una velocità improponibile sotto a un portico pedonale, per circa duecento metri, sorpassando da destra la coda delle auto in via Mascarella. Io fortunatamente stavo camminando dall'altro lato della strada, ma roba che se uno usciva di casa in quel momento, veniva gentilmente falciato in onore della vittoria. Ok che tutti abbiamo cantato "siam pronti alla morte" ma ciò mi pare un tantino esagerato.

mercoledì, 05 luglio 2006

Non credevo che avrei mai potuto scrivere un post che trattasse di calcio in modo entusiastico, ma nella vita non bisogna mai dire mai. Ieri sera ho visto la partita contro la Germania, in piazza Maggiore a Bologna. Il mega schermo predisposto per le proiezioni della manifestazione "cinema ritrovato" è stato gentilmente usurpato dallo sport più popolare del paese. Non so dire quanti eravamo, forse ventimila. Forse più. La piazza era stracolma. Tutti abbiamo cantato l'inno. Gli Italiani diventano nazionalisti solo durante i mondiali, per il resto chi se ne fotte. E' stata la partita più bella (sì, le ho guardate tutte). Abbiamo giocato bene e meritavamo di vincere. Dobbiamo ringraziare quegli strunz della redazione di Der Spiegel, ai quali ho mandato un sincero segno d'affetto dopo il primo goal. Il mio braccio ne porta ancora i segni. Se loro non ci avessero offeso così profondamente nell'orgoglio, i nostri giocatori non avrebbero reagito in quel modo. Gattuso, che in un'intervista aveva rivolto il suo pensiero al padre che ha lavorato tanti anni per un milione al mese, ieri in campo è stato incredibile: correva da tutte le parti. Per il resto, se vinceremo questi mondiali, lo dobbiamo prevalentemente a Buffon e alla sua saracinesca abbassata. Tornando a ieri sera, dopo il secondo goal è scoppiato il delirio collettivo. Ricordo: un abbraccio intensissimo, fumogeni rossi (un colore "a caso" - vedi foto), bandiere sventolanti, urla, gente che saliva in piedi sulle auto. Poi la mini processione fino alle due torri, cantando ohohohohoh sulle note dei White Stripes. E  tutti lì sotto, a ricantare l'inno. E chi non salta è un tedesco. Erano circa le undici e mezza quando sono iniziati i caroselli delle auto festanti. I viali Bolognesi sono stati letteralmente invasi. Alle due eravamo ancora sul terrazzo davanti a una birra Moretti (rigorosamente italiana, in onore della partita), con sottofondo di clacson e trombe. Il caos fuori è cessato intorno alle tre.
Tutto questo trambusto non è facilmente spiegabile. Perfino Vittorio Zucconi in uno dei suoi articoli migliori, si chiede che cosa può aver portato un dignitoso signore di mezza età a fare il gesto dell'ombrello in sala stampa ai colleghi tedeschi. Grazie Vittorio per aver fatto le nostre veci.

giovedì, 22 giugno 2006

Quella di ieri sera è stata una delle più belle cene blogger. Forse perché eravamo un po' di più del solito, o forse perché io adesso sono così allegra che vedo il mondo a colori. Magari in passato ci sarei rimasta male vista la decina di persone che ha rifilato il pacco negli ultimi giorni, perché potevamo essere veramente tanti, ma ora riesco solo a pensare che mi sono divertita.
Abbiamo praticamente occupato la sala interna della trattoria del rosso, monopolizzando anche il telecomando dell'aria condizionata. Spettacolari le crescentine fritte, così buone che stanotte ho sognato di guardare il mondo da una nuvola fatta di crescentina, su una fettina di prosciutto che mi faceva da sedia sdraio.
Questa volta oltre ai blogger comuni mortali erano presenti alcuni dei responsabili indiretti di tutta questa balotta: Ocrampal, Roberto e Paolino della redazione di splinder. Ocrampal per l'occasione sfoggiava una delle nuove magliette che Splinder sta per lanciare sul mercato. Era impossibile non riconoscerlo. E poi chi c'era oltre alla kay? C'erano Latifah Marlowe & Lenticchia, Matilde, Ari, la Marchesa, Adele, Rafeli, Faremor, Ego, Rotaciz, Notuno.
Abbo è arrivato dopo per un breve saluto.
A Viola purtroppo hanno spostato il turno di lavoro il giorno prima, assente giustificata.
Faremor fotografo ufficiale della serata. Aspettiamo impazientemente la documentazione fotografica dell'evento.
Rafeli blogger rivelazione dell'anno per contenuti e simpatia.
Rafeli è uno che a metà della cena ha richiamato l'attenzione di tutti, dicendo: attenzione, io sono primo su google se cerchi "ragazza cacca cesso". E io l'ho scritto qui solo perché voglio rubargli questo irrinunciabile primato.
Alla prossima cena, chi non viene è un pianerottolo.

venerdì, 16 giugno 2006

A questo punto meglio un post per punti, che ho poco tempo e non voglio dimenticare nulla.
- è la terza volta che riscrivo questo post dopo che ieri sera mi si è impallato il portatile per ben due volte. Spero di non doverlo riscrivere più... potrei lanciare il pc dalla finestra.
- stasera me ne vado in quel di Imola per il concerto dei Depeche mode. Non nascondo che mi mangerò alquanto le mani perché non farò in tempo per vedere Morrissey. Proprio non capisco come si possa metterlo in scaletta prima dei Negramaro. Grrr.
- la fase otto esiste. E può esistere anche solo dopo pochi giorni di fase sette. Davvero non credevo.
- Viola in una settimana ha trovato non uno, ma ben due lavori part-time. E siccome uno inizia il tre luglio nel frattempo ne ha trovato pure un terzo provvisorio per tenersi occupata fino ad allora. Poi dicono che la vita non può cambiare in una settimana....
- io e Viola ci stiamo scervellando fra i vari siti degli operatori telefonici per vedere di connetterci da casa in umts. Brutti ladroni. Chi ha le offerte sul traffico non ha le offerte sulle connect card e viceversa. Ce la possiamo fare. Anche se devo dire che in questo periodo internet di sera non mi manca neanche un po'.
- il ristorante per la blog cena bolognese è stato prenotato, per ora siamo una quindicina, se qualcuno si volesse aggiungere faccia un fischio celere.
- prima leggevo il journal della redazione di Splinder e... questo soggetto qua mi pare di conoscerlo.
- le poste italiane hanno abolito la posta ordinaria il 31 maggio, e io sto progettando la vendetta contro il tabaccaio che il dodici di giugno mi ha venduto 60 francobolli ordinari senza avvertirmi. Che dite se uso il napalm può bastare? Ma adesso che la posta è tutta prioritaria non sarà tutto di nuovo più lento? E io devo pagare sessanta centesimi ogni fatturina che mando ai clienti? Zio monopolio.
- questa cosa qua mi tenta. Il mio problema è che sono solo a metà e ho già superato le 180.000 battute. Non so mica se mi va di sacrificare la mia sudata creatura così. Ci penso ancora un po'.
- cercate di andare a votare al referendum la settimana prossima, e votate NO. Cerchiamo di salvare una delle poche cose buone che ci sono rimaste in italia: la costituzione.
- Abitare in un mega complesso residenziale grattacieloso durante i mondiali è bello. Te ne stai sul terrazzo a sentire la partita dell'Italia in stereofonia, e quando fa gooool vedi tutti i giovani che urlano alle finestre e suonano le trombette. Ogni tanto questi momenti di aggregazione sono necessari. Erano già quattro anni che non guardavo una partita di calcio? Il tempo scorre velocissimo.
- l'altro giorno allo specchio ho visto i miei occhi che ridevano. Che strana sensazione.

by kAy979 | link | bologna |