Ode a
Berlin.
Necessitando questo blog di un
canto del cigno, non posso fare a meno di scrivere del mio nuovo amore totalizzante, per questa metropoli tedesca.
Sono tornata qualche giorno fa. Il giorno dopo mi è arrivata una mail dalla
tui, che mi comunicava la vincita di due biglietti aerei. Per Berlino. Questo posto mi rivuole già indietro, ho pensato. E' reciproco.
Berlino è la città dove tutto è successo. Questo si respira nell'aria. Cammini per le larghe strade dell'est e percepisci sensazioni di ciò che è stato. C'è ottimismo nelle facce della gente. Domenica guardavo un vecchietto in metropolitana, che leggeva il giornale, sorridente. Costui che magari ha frequentato la scuola di Hitler, ha visto la sua città perdere una guerra e venire spaccata in quattro, se viveva a est ha pure assistito alla costruzione di un muro di 160 km di perimetro, ha guidato una trabant, ha visto crollare il muro, e comparire i manifesti della coca-cola. Sulla Unter den Linden c'è un negozietto nostalgico della DDR. Vale la pena farci un giro, perché è come un museo. Cartoline della città col muro, manifesti della Trabant, mappe della città divisa, foto di Marlene Dietrich, libri. Questo negozio pare essere un raccoglitore di ricordi. Fa quasi più effetto entrare lì dentro, piuttosto che andare a vedere i due attori vestiti da soldati che fanno finta di fare la guardia a Checkpoint Charlie, davanti al cartello "you are leaving the american sector". Ma la parte che più mi è piaciuta è Kreuzberg. Se volessi trasferirmi all'estero, andrei a vivere lì. Malgrado io conosca non più di venti parole di tedesco. Ho iniziato a studiarlo però, con i corsi fai da te della Feltrinelli international. Non si sa mai. A Kreuzberg ci sono tantissimi locali, la gente per le strade di sera. La guida dice che a Berlino ogni giorno puoi decidere fra 300 avvenimenti diversi, tra spettacoli teatrali, concerti e altro. E' davvero la nostra New York europea, anche se in realtà, vista la freddezza degli sterminati grattacieli newyorkesi, devo dire che è più una grande SoHo. Tetti bassi, art, music, people. L'immensità della porta di Brandeburgo. Sono tutte cose che si capiscono arrivando in Alexanderplatz, prendendo un ascensore all'interno della torre televisiva. E' lì che si domina la città a oltre trecento metri di altezza. Guardi sotto e capisci tutto. Provi a telefonare nonostante le interferenze dell'antenna televisiva, per tornare con la voce in Italia e dire che finalmente hai capito. Proprio nella capitale europea che ti è piaciuta di più, realizzi che non è più necessario andare dall'altra parte del mondo per ritrovare sè stessi. La verità sta dentro di noi. Ma tornando a questo viaggio, mi ero dimenticata quanto fosse buona la birra tedesca. Poco importa se ci si frantuma il fegato in pochi giorni, a causa della loro cucina grassa. Si possono anche trovare ristoranti italiani dove si mangia bene, che appaiono come oasi nel deserto. Un'amatriciana che neanche a Roma. Una filosofia di vita che permette loro di aprire una vineria, dove chi entra paga 1 euro e beve tuttto quello che vuole. Il resto lo si mette in un vaso all'uscita, a seconda di quanto si ritiene giusto pagare. Locali come salotti. Poltrone spesso diverse tra loro, quadri, tavolini, il camino, la tappezzeria. E alla fine, come bella chiusura del tutto, il Fritz club, ex sede delle poste tedesche, come teatro del concerto degli Shout Out Louds. La transenna. Le botte dai pogatori folli, che non hanno proprio capito niente. I lividi che ho ancora adesso. Le lacrime su impossible. Il ritorno a casa. Il ritorno a casa. Il ritorno a casa. Il ritorno a casa. Lo scatolone.