Sono tornata ieri, da Berlino. Seconda volta nella città dove tutto inizia e dove tutto finisce, dove ci sono muri che crollano e muri che insorgono. Nessuna piantina di cactus ad attendermi sulla via del ritorno, questa volta ci sono solo le spine.
Mi arrotolo intorno al collo una buffa sciarpa colorata fatta a mano, mi siedo sulla poltrona e inizio a farmi divorare dalla nostalgia.
E' una cosa strana, il sentirsi male al rientro dalla città che ti fa sentire meglio al mondo. Di solito tendo a non tornare negli stessi posti, preferisco visitarne di nuovi, ma qui so già che ci tornerò ancora prima o poi. Probabilmente da sola, per assaporare meglio ogni angolo.
Niente è più uguale, dice.
Solo il mio scontatissimo post resoconto, ma siccome è a mio uso e consumo non posso farne a meno.
Cinque giorni, durante i quali non ho scritto niente. Me ne rammarico, perché ora non mi ricorderò più esattamente tutto. Ma forse a volte è meglio ricordare le cose come si vogliono ricordare.
Berlino è un posto che quando ci torni ti sembra di non essere mai andato via. Questa l'ho letta su un altro blog chissà dove, e anche se non mi ricordo chi l'ha scritta posso solo dire che costui ha ragione a pacchi. Era ancora tutto lì. Anche il rivestimento camo dei sedili della metro, il mio primo dejà vu.
Ho rivisto gran parte delle zone di cui ho parlato qui.
Ho scoperto posti nuovi. La Neue Nationalgalerie e la sua meravigliosa collezione di dipinti di arte moderna nel piano sotterraneo. Quel quadro di Dalì che ti incanta mentre i minuti scorrono sull'orologio. La frase "voglio andare a vivere a Kreuzberg" è diventata "voglio andare a vivere a Prenzlauer Berg". Magari nei dintorni di Kollwitz Platz, dove ci sono tutti quei negozietti pieni di cosine colorate. Il mercatino Trodelmarkt dentro al parco Tiergarden. Il borghetto di Nikolaiviertel. L'hackesche hofe e il suo labirinto di negozietti. Il Madame Claude in Lubbener strasse: un locale perfettamente arredato come se il soffitto fosse il pavimento. Con sedie tavoli, portaombrelli, orologi e posate inchiodati al contrario.
E poi in ordine sparso: il furto di una tazza da Starbucks. La scena del bambolotto ai raggi X dell'aeroporto. Lo Schwuz. La micro stanza. L'overbooking. La statua di Keith Haring vicino a Marlene Dietrich platz. La signora che cambia posto in aereo. Prinzen, prinzen. La gemuse che ti salva la vita. Non me ne vado se non mangio una Kartoffel nella carta stagnola. Il palazzo fatiscente in cui si entra per caso e si scopre una specie di factory dove ci sono gli artisti che creano i quadri lì davanti a te. Il concerto di metallo improbabile al Pirate Cove. La berliner rossa e la berliner verde. Leif Erikson nelle orecchie.
Auf wiedersehen, Alexanderplatz.